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Violeta Parra: El Amor

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG


Lingua: Spagnolo

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"El amor", Canto para una semilla, Inti Illimani e Isabel Parra.


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(Inti-Illimani)


[1972]
De "Canto para una semilla"
Da "Canto para una semilla" (Canto per un seme)
From "Canto para una semilla" (Song for a Seed)
cantoparaunasemillaviolpar
Basato su scritti e testi di Violeta Parra
Based upon writings and texts by Violeta Parra

Musica di Luis Advis Vitaglich
Music by Luis Advis Vitaglich
Interpretazione originale: Inti Illimani, Isabel Parra, Carmen Bunster
Collazione dei testi di Violeta Parra: Patricio Manns
Album italiano del 1977: Voce recitante di Edmonda Aldini nella traduzione di Ignazio Delogu
Performed by: Inti Illimani, Ángel Parra, Isabel Parra. Italian reciting voice by Edmonda Aldini.
Violeta Parra's lyrics assembled by Patricio Manns.

Può essere ascoltata (ma non scaricata) nell'originale di Isabel Parra e degli Inti-Illimani da questa pagina. La registrazione originale si limita alla parte cantata. [RV]


faro


Mi scuso per l'ennesima volta per utilizzare questo spazio per raccontare e seguire la mia vita personale; una sorta di "diario", insomma. Ma questo sito è fatto da persone, con la loro vita; nulla può essere separato. Così come pochi giorni fa pubblicavo un altro "Extra" dedicandolo a una persona (con la quale sono ritratto in fotografia in un momento felice), all'improvviso è arrivato il momento di inserire questa canzone che fa da sempre parte della mia vita. Le ho inserite quasi tutte, le canzoni che ne fanno parte; speravo di non doverlo fare per questa. Ma eccomi qua, e bisogna che paghi il mio debito.

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E' una canzone, al tempo stesso, scritta e non scritta da Violeta Parra. "Canto per un seme" è un opera composita che gli Inti Illimani trassero facendo una specie di collage di altre canzoni e poesie della grande artista cilena. Sono quindi cose scritte da lei, ma assemblate da altri. In particolare è basata su Con mi litigio de amor, una poesia di cui riporto il testo integrale. Il risultato di questo assemblaggio è una canzone di disperazione totale, forse (a mio parere), uno dei più bei canti di disperazione amorosa che siano mai stati composti. Vi sono inseriti dei versi che tornano spesso nelle opere, cantate e scritte, di Violeta Parra; quelli all'inizio della terza strofa cantata, Miserias y alevosías.... Ascoltateli, perché sarebbero musica anche senza la musica. Quei quattro terribili versi sono tra le glorie e tra le essenze stesse della meravigliosa lingua spagnola.

Mi sono chiesto prima di costruire questa pagina: Riccardo, ma ti farà bene? Non è che così ti fai del male maggiore? Mi sono risposto che devo seguire la mia vita sempre e comunque, anche in questo sito che ne è una parte importante, così come importantissime sono le persone, le amiche e gli amici che con me lo curano da anni. Da tenere presente anche il seguito di questa canzone, dove Violeta Parra si rialza in piedi e dice: "Ma basta con queste cose. D'amore non è morto mai nessuno, né per un anello al dito, né per vivere senza marito". Fa parte del recitativo che segue "El amor", che si chiama Aqui tiene su pañuelo, cioè: "Eccole il suo fazzoletto". Spero di inserirlo, questo testo, prima o poi. Lo spero. Ma non voglio farlo per il momento, gli do appuntamento a tempi migliori.

La feliz Violeta era probabilmente la prima a sapere che non era vero. Non è vero che non si muore d'amore. Ma volle riscuotersi così, perché era una donna dal carattere fortissimo. Arriverà il momento di inserire di nuovo altre canzoni di gioia, nel normale alternarsi dei cicli della vita. Quello che per me si è appena chiuso è stato un periodo meraviglioso; in fondo, i periodi brutti, finanche orrendi, sono dei traghetti, dei ponti. Così voglio intendere questa canzone. Che vorrei dedicare, oltre che a Manuela, ad un'altra persona. Si chiama Valeria Noli, detta "Kalendamaia". Sicuramente non leggerà, ma che le vada dritta per le strade dell'etere. She knows why.[RV]
Recitado:

Mas, van pasando los años
las cosas son muy distintas
lo que fue vino hoy es tinta
lo que fue piel hoy es paño
lo que fue cierto hoy engaño.
Todo es penuria y quebranto
de las leyes yo me espanto
lo paso muy confundida
y es grande torpeza mía
buscar alivio en mi canto.

Los tiempos se van volando
y van cambiando las cosas.
Crecí en el trigo melosa
la siembra fue castigando
fue la cosecha mermando
la esperanza quedó trunca.
La gente no sabe nunca
lo que mañana la espera...
lo que mañana la espera
la gente no sabe nunca.



Entré al clavel del amor.
Cegada por sus colores
me ataron los resplandores
de tan preferida flor.
Ufano de mi pasión
dejó sangrando una herida
que lloro muy conmovida
en el huerto del olvido.
Clavel no ha correspondido.
¡Qué lágrimas tan perdidas!


La vida me da recelo
me espanta la indiferencia
la mano de la inclemencia
me ha echado este nudo ciego.
La fuerza me ha consumido
y me ha atormentado el alma
pa'mí lo que llaman calma
es vocablo sin sentido
pa'mí lo que llaman calma
es vocablo sin sentido.


El sol reseca el barbecho
lo deja como la espina
me clava con negra inquina
si piso este duro lecho.
Camino por un momento
las calles a la sin rumbo
veo que estoy en el mundo
sin más que el alma en el cuerpo
veo que estoy en el mundo
sin más que el alma en el cuerpo.


Miserias y alevosías
anudan mis pensamientos
entre las aguas y el viento
me pierdo en la lejanía.
No lloro yo por llorar
sino por hallar sosiego.
Mi llorar es como un ruego
que nadie quiere escuchar
Mi llorar es como un ruego
que nadie quiere escuchar.

inviata da Riccardo Venturi - 29/9/2007 - 12:37




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
29 settembre 2007

Ho fatto letteralmente migliaia di traduzioni per questo sito, belle e brutte. Chi si imbatterà in questa, sappia che mi è costata tanto.[RV]
L'AMORE

Recitato:

Ma vanno passando gli anni,
le cose son tanto diverse.
Quel che era vino, oggi è inchiostro,
quel che era pelle, oggi è straccio
quel che era certo, oggi è inganno.
Tutto è dolore e tormento;
le leggi mi fanno paura,
vivo in grande confusione
ed è la mia grande illusione
cercare sollievo nel canto.

I tempi stanno volando
e stanno cambiando le cose.
Crebbi nel grano soave
ma la semina andò scemando,
il raccolto diminuendo
e la speranza rimase monca.
La gente non saprà mai
quel che l'aspetta domani,
quel che l'aspetta domani
la gente mai lo saprà.



Entrai nel garofano dell'amore
accecata dai suoi colori,
mi presero i fulgori
di un fiore così tanto amato.
Fiero della mia passione
lasciò una ferita sanguinante
che piango con gran commozione
nell'orto dell'oblio.
Il fiore non mi si schiuse.
Quante lacrime perse!


La vita mi crea diffidenza,
mi spaventa l'indifferenza,
La mano dell'inclemenza
mi ha preso in questo nodo cieco.
La forza mi ha consumato
e mi ha torturato l'anima,
per me ciò che chiaman calma
è parola senza senso
per me ciò che chiaman calma
è parola senza senso.


Il sole inaridisce il maggese,
lo lascia come la spina.
M'inchioda con nera pena
se calpesto questo duro letto.
E vado per un momento
per le strade, senza meta,
vedo che sono al mondo
con solo l'anima dentro al corpo
vedo che sono al mondo
con solo l'anima dentro al corpo.


Miserie e tradimenti
s'intrecciano ai miei pensieri,
e tra le acque e il vento
mi perdo nella lontananza.
Io non piango così per piangere,
ma per trovare conforto,
il mio pianto è come una preghiera
che nessuno vuole ascoltare
il mio pianto è come una preghiera
che nessuno vuole ascoltare.

29/9/2007 - 13:02




Lingua: Spagnolo

"Con mi litigio de amor", il testo di derivazione:
Con mi litigio de amor
llegué donde el señor juez,
por remediar de una vez
la causa de mi aflicción;
le digo que en Concepción
sufrí muy grande amargura
que a punto de la locura
me tuvo el desasosiego
y al señor juez yo le ruego:
senténcieme con premura.

Mi caso tan complica'o
es éste, Su Señoría,
se me perdió l'alegría
sin saber cómo ni cuándo,
aquí me ve usted llorando
con la mirada en el suelo,
la vida me da recelo,
m'espanta su indiferencia,
la mano de la inclemencia
me ha echa'o este nudo ciego.

Ya ve mi cara, señor,
más pálida que la muerte,
escuche cómo de fuerte
palpita mi corazón,
mi pobre caparazón
tirita como en invierno,
mis venas son un infierno
que arden con fuego mortal,
castígueme el tribunal
si acaso culpa yo tengo.

Es increíble y penoso
lo que yo estoy padeciendo,
que se me van escondiendo
las ansias de hallar reposo,
motivo muy doloroso
el sueño me ha prohibido,
la fuerza me ha consumido
y me ha atormentado el alma
p'a mí lo que llaman calma
es vocablo sin sentido.

Si el día se me hace largo,
la noche el doble, señor;
con amapolas en flor
consigo entrar en letargo;
mi cautiverio es amargo,
sus yerros aborrecibles,
que ya se me hace insufrible
la luna del alto cielo,
y la Virgen del Carmelo
no está p'a mí disponible.

inviata da Riccardo Venturi - 29/9/2007 - 13:05




Lingua: Svedese

La versione svedese cantata da Arja Saijonmaa assieme agli Inti Illimani.
La versión sueca cantada por Arja Saijonmaa y los Inti Illimani.
Swedish version performed by Arja Saijonmaa with Inti Illimani.
Svensk version sjungen av Arja Saijonmaa tillsammans med Inti Illimani.
KÄRLEKEN

Vårt liv på jorden gör mig rädd
likgiltigheten växer där
bara hjärtlöshet jag ser
knutna händer ingen värme ger.

Våldet, krigen och förräderi
griper mig och jag blir aldrig fri
det man här på jorden kallar ro
är ett ord, ej något jag kan tro.
Det man på jorden kallar ro
är ett ord, ej något jag kan tro.

Solen torkar ut våra fält
skörden vänds till törnen och svält
stjärnor tänds, men skenet är kallt
kärleken är jordens sanna salt

Nu jag vandrar en liten stund
och mitt mål jag ser en sekund
allt som här i världen jag har
är ett hjärta utan försvar.
Allt som här i världen jag har
är hjärtat utan försvar.

Sorg och trolöshet som finns
det är allt i livet jag minns
ibland vindar, i eld och hav
ingen nå’nsin någon tröst gav

Jag gråter ej för tårars skull
men min själ av lidandet är full.
En bön om hjälp jag till er bär,
det är allt i världen jag begär.
En bön om hjälp jag till er bär,
det är allt i världen jag begär.

inviata da Marcia - 6/12/2007 - 10:29




Lingua: Portoghese

Versão portuguesa de Riccardo Venturi
Versione portoghese di Riccardo Venturi
Firenze, 26 agosto 2015

Due parole del traduttore. Non poche traduzioni che ho fatto sono nate camminando. Non di rado, camminando mi viene da cantarmi una canzone che conosco, ma in una lingua diversa da quella in cui è stata scritta. In questo caso mi sono accorto che, in portoghese, le parole quasi si sovrapponevano a quelle di Violeta Parra; e se non si sovrapponevano, cantavo liberamente come mi veniva. E' un meccanismo mentale del tutto personale che non saprei spiegare bene; appena possibile devo trascrivere tutto perché è qualcosa che svanisce all'improvviso come all'improvviso arriva. E' chiaro poi che ho un rapporto del tutto speciale, anzi unico, con questa canzone; e anche questo non è facile da spiegare.

O AMOR

A vida dá-me receio,
assusta-me a indiferença,
a mão da inclemência
apertou-me este nó cego.
A força me consumiu,
atormentou-me a alma,
p'ra mim o que chamam calma
é palavra sem sentido
p'ra mim o que chamam calma
é palavra sem sentido.


O sol resseca o alqueive,
torna-o espinhal barrento,
trava-me com sofrimento
se piso este duro leito.
Ando só por um momento,
pelas ruas vagabundo,
vejo que estou no mundo
só com a alma no corpo
vejo que estou no mundo
só com a alma no corpo.


Misérias e aleivosias
travam os meus pensamentos,
entre as águas e o vento
perco-me longe na via.
Eu não choro por chorar
mas bem por achar sossego,
meu chorar é surdo e cego
e ninguém quer escutar
meu chorar é surdo e cego
e ninguém quer escutar.

26/8/2015 - 10:45


Coraggio, Riccardo. Io non ti conosco, tu non mi conosci. Ma ti seguo e vi seguo da 3 anni su questo sito meraviglioso, per me il più bello dell'intera rete. Nessuno sa chi sei e chi siete, eppure vi vedo ogni giorno, da anni, mandarlo avanti senza chiedere nulla, e dando ogni cosa. Così come è bellissimo che tu ed altri vogliate un po' parlarci anche della vostra vita, come hai fatto tu con questa canzone che non conoscevo e che ho ascoltato dai video con un groppo alla gola. Ho pensato a come stavi quando ti sarai messo alla tastiera e hai fatto quella "traduzione che ti è costata"; e la hai fatta perfettamente, perché sono un'insegnante di spagnolo e te lo posso dire. Non perdere mai il dominio di sé anche nel dolore più grande, quello dell'abbandono (non c'è niente da fare, è il dolore più grande, non c'è niente da fare). Questo tu lo hai saputo fare, anche col bellissimo commento introduttivo che hai fatto. Ti dico solo grazie e ti abbraccio forte.

Carola - 1/10/2007 - 23:56


rosa

Violeta - 15/10/2007 - 15:24


Grazie. Per quanto ti è costato. Grazie.

Antonella - 11/5/2013 - 21:54


De cuerpo entero

El humano está formado
de un espíritu y un cuerpo,
de un corazón que palpita
al son de los sentimientos.

No entiendo los amores
del alma sola
cuando el cuerpo es un río
de bellas olas.

De bellas olas, sí,
que le dan vida;
si falta un elemento,
negra es la herida.

Comprende que te quiero
de cuerpo entero.

(1966)



Con tutto il corpo
L'essere umano è formato / da uno spirito e un corpo / da un cuore che palpita / al ritmo dei sentimenti. / Non capisco l'amore / dell'anima sola / quando il corpo è un fiume / di belle onde. / Di belle onde, sì, / che gli danno vita / se manca un elemento / nera è la ferita. / Sappi che ti amo / con tutto il corpo

Tutte le volte che ascolto o canto tra me e me questa canzone della Violeta devo fare uno sforzo per ricordarmi che l'ha scritta una donna nata quasi cent'anni fa, in un paese nel sud del Cile; una donna che ha vissuto una vita al di sopra del suo e di qualsiasi altro tempo, che ha fatto scelte coraggiose e le ha pagate tutte, senza sconti, e che questa sua vita ha trasfuso nella sue opere. Come questa piccola cueca in cui in pochi versi rivendica quello che per una donna della sua generazione non era semplicemente pensabile: l'amore intero, anima e corpo, cuore e pelle, sentimenti e carne.

La sua vita ha incrociato, a un certo punto, quella di un'altra grande donna della canzone latinoamericana, la peruviana Chabuca Granda: Violeta le raccontava di questo amore per un uomo tanto più giovane di lei, la passione, ma anche i dubbi, le paure, la fragilità. Da queste confidenze nacque una canzone bellissima e incredibilmente sensuale che Chabuca le dedicò dopo la sua morte.


Cardo o Ceniza

¿Cómo será mi piel junto a tu piel?
¿Cómo será mi piel junto a tu piel?
¿Cardó o ceniza; cómo será?

Si he de fundir mi espacio frente al tuyo,
¿cómo será tu cuerpo al recorrerme
y cómo mi corazón si estoy de muerte;
mi corazón, si estoy de muerte?

Se quebrará mi voz cuando se apague
de no poderte hablar en el oído,
y quemará mi boca salivada,
de la sed que me queme si me besas;
de la sed que me queme si me besas.

¿Cómo será el gemido y cómo el grito
al escapar mi vida entre la tuya?
¿y cómo el letargo al que me entregue,
cuando adormezca el sueño entre tu sueño?
Han de ser breves mis siestas,
mis esteros despiertan con tus ríos.

Pero, pero, cómo serán mis despertares,
Cada vez que despierte, avergonzada.
¡Tanto amor y avergonzada!


Cardo o cenere

Come sarà la mia pelle vicino alla tua?
Come sarà la mia pelle vicino alla tua?
Cardo o cenere; come sarà?

Se devo fondere il mio spazio con il tuo
come sarà il tuo corpo nel percorrermi
e come il mio cuore, se mi sento morire?
Il mio cuore, se mi sento morire?

Si spezzerà la mia voce cuando sarà così flebile
da non poterti parlare all'orecchio,
e arderà la mia bocca riarsa
dalla sete che mi brucerà se mi baci
dalla sete che mi brucerà se mi baci.

Come sarà il gemito e come il grido
quando la mia vita sfuggirà fra la tua?
E come il sopore a cui mi abbandonerò
quando si addormenterà il sonno nel tuo sonno?
devono essere brevi i miei riposi,
i miei ruscelli si risvegliano con i tuoi fiumi.

Ma come saranno i miei risvegli,
ogni volta che mi sveglierò piena di vergogna?
Tanto amore e piena di vergogna
Tanto amore e piena di vergogna...

Maria Cristina Costantini - 18/5/2013 - 19:22


Grazie.

Mi sento davvero emozionata dei testi e le canzione tradotte al italiano.

Non sapevo che Chabuca aveva fatto questa canzione pensando a Violeta.

Bellissimo!!!

Angelina

Angelina Marín - 24/6/2013 - 14:15


Anni dopo, años después



Anni dopo, años después, vedo che questa pagina che, a suo tempo, tanto mi costò, viaggia ancora. Succede allora che faccio un altro tentativo, l'ennesimo, di ritrovare finalmente l'esecuzione originale di Isabel Parra e degli Inti Illimani, quella che ho avuto sempre in testa fin dal primo momento che l'ho ascoltata, dal Canto para una semilla. E stavolta mi va bene. E' là sopra, con le quenas e le alevosías. A causa di questa canzone, e solo di essa, ho sempre considerato alevosía la più bella parola della lingua spagnola; e pensare che è anche un termine giuridico, che significa "premeditazione". Miracoli della poesia, penso.

Ritrovo quell'incisione, e non me ne stupisco affatto, in uno dei miei tanti "anniversari", stavolta di lunghissima data. Vent'anni fa... ma non sto nemmeno più a volerne parlare, tanto oramai il tempo ha fatto il suo lavoro. Sporco o pulito che sia, il Signor Chronos lo sa fare bene il suo mestiere. Così vale per le parole di Angelina Marín, che è un nome bellissimo che mi sembra confondere cielo e mare.

Di quand'era questa pagina...? La data c'è, precisa. Ventinove settembre 2007. Il suo bel viaggio nel tempo l'ha fatto pure lei. E quante cose è stato normalissimo che siano cambiate, perché non esiste nulla di immobile. Quei momenti, sì, sono stati davvero un ponte; e lo dico leggendo le parole di chi si è imbattuto in questa pagina e ha desiderato lasciarle. Vorrei dire a tutte queste persone che sono cose che mi porto dentro come compagne d'una strada che percorro scalzo. E vorrei dire anche che il ponte di quei momenti mi ha portato in una terra bellissima che ha un nome, un cognome, degli occhi e delle mani. Una pelle e un'intelligenza. Un'umanità e una bellezza. Un suono e un silenzio. Un capirsi e uno spiegarsi. Un'identità e una differenza; una vita d'aria e una vita di legno.

Riscriverei una dopo l'altra le cose che scrissi in quella serata piena di fumo e di dolori millimetrici, di bicchieri d'acqua fresca e di senso dell'autunno. Riascolto la canzone e vado cospargendo di possibile l'impossibile della notte fonda, la mia notte fonda, la notte che splende e va.

Riccardo Venturi - 25/6/2013 - 03:49



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