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Carlo Giuliani

Marco Rovelli
Lingua: Italiano


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Marco Rovelli, Alderano.
Marco Rovelli, Alderano.


"Ho scritto questo testo nel 2001. L'avevo cantata solo un paio di volte. L'ho rifatto questo 20 luglio. Come un cantastorie, a cercare di dire la verità negata." (Marco Rovelli)

(sull'aria di Morte e decapitazione di Sante Caserio)

Era il 20 di luglio nella città blindata
Un pugno di signori dietro a una cancellata
Ma nelle strade gridavan già
In centomila la libertà
I popoli del mondo a Genova riuniti
Erano a protestare contro gli otto banditi
Di zone rosse chiuse al patir
Noi non vogliamo mai più sentir
Il sole a precipizio I colori sulle bandiere
Ma dentro la questura ancora camicie nere
Il movimento ora lo sa
Che qui è in gioco la libertà
In via Tolemaide corteo autorizzato
Da mille poliziotti a freddo è caricato
I manifestanti restano là
Non ci strapperanno la dignità
I corpi fanno muro alla feroce violenza
I corpi si fan scudo diritto di resistenza
Ma nelle strade intorno alla via
Continua a infuriare la polizia
Mentre in piazza Alimonda jeep di carabinieri
Fende la folla e offende i corpi ed i pensieri
Mentre un ragazzo fragile sta
Dietro al defender e non se ne va
Sfrecciano le sirene son mute quelle del porto
Per le strade si grida uno di noi è morto
Era un fratello immenso è il dolor
Carlo il suo nome ci sta nel cuor

inviata da adriana - 22/7/2007 - 16:30


Carlo Giuliani legge nel 1995 le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana. Genova, Piazza Alimonda, 20 luglio 2008.

CCG/AWS Staff - 22/7/2008 - 19:45


Poesia di Roberto Roversi (1923-2012), composta ‎nel 2011 e pubblicata su Zeroincondotta, quotidiano ‎autogestito in Bologna.‎

ALLA MEMORIA DI CARLO GIULIANI

I giovani non devono morire
e la piazza piange e la città è in un silenzio turbato
non un’ombra è perita nel sangue
ma un giovane uomo che ha ancora la vita vera da vivere
lì, morto
il silenzio, le grida, violenza e ancora violenza
poi morte, solo morte
la città si consuma nel delirio delle mille voci
la vita di un giovanissimo si consuma
sull’asfalto, sul marmo, sui mattoni
e spegne il sangue, spegne la luce
un giorno, un giorno ancora di orrori
dove il barbaglìo del cielo è reso nebbioso e consunto
dai colpi feroci, dagli spari feroci
tu corri e ti inseguo, tu spari e sei mio
il giorno, il giorno non tace
e gli anni, gli anni feroci sono arrivati
essi, essi non sono mai partiti
lì stanno, lì permangono, incalzano
e noi provvedere dobbiamo
per rendere il mondo, il mondo sempre più umano

Dead End - 5/3/2013 - 10:48

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