Alla solitudine donare nuove aspirazioni
non accendere la radio neanche la televisione
cancellare dalla vita l'ora di rivoluzione
farle prendere una via polidirezionale
fatta di parole dette a pochi pochi posti e limitati
ché più gli eventi sono nuovi e interessanti
se te li sei cercati, ridere ridere ridere ridere
ridere di tutti questi soldi che ci avvolgono ma non ci toccano
lavorare solo quando è utile
non votare ribellarsi ad ogni forma di pensiero
tener sospeso con due note l'uomo in faccia all'universo
come ha fatto Ludovico Van
tener sospeso con due note l'uomo in faccia all'universo
come ha fatto Ludovico Van
Alla solitudine donare nuova ispirazione
non accendere la radio neanche la televisione
cancellare dalla vita l'ora di rivoluzione
farle prendere una via polidirezionale
fatta di parole dette a pochi pochi posti e limitati
ché più gli eventi sono nuovi e interessanti
se te li sei cercati, ridere ridere ridere ridere
ridere di tutti questi soldi che ci avvolgono ma non ci toccano
lavorare solo quando è utile
non votare ribellarsi ad ogni forma di pensiero
tener sospeso con due note l'uomo in faccia all'universo
come ha fatto Ludovico Van
tener sospeso con due note l'uomo in faccia all'universo
come ha fatto Ludovico Van
(inviata da Riccardo Venturi)
inserita il 11/6/2007 - 15:35
Da "Delirio e castigo" (album autoprodotto)
Scritta da Davide Giromini
Davide Giromini: voce, piano elettrico
Gabriele Dascoli: artefizi
"Contro il culto dell'immagine e i bombardamenti mediatici...alla coscienza individuale di un uomo vittima della natura...ma conquistatore dell'impossibilità dell'universo." (Davide Giromini, dal libretto dell'album)
Oramai da non so quant'anni mi trovo a battagliare nel GPV (Grande Pollajo Virtuale), ed anche su questo sito, con una quantità di imbecilli che stanno riuscendo nell'impossibile missione di rendermi zen. Ma è uno zen del tutto particolare, senza implicazioni soprannaturali o trascendentali, senza litanie, senza neppure filosofie di sorta alcuna. Gli imbecilli del GPV hanno tutta una serie di espressioni accusatorie fisse, consolidate; una delle più frequenti è: rivoluzionario da salotto. Per costoro, infatti, la rivoluzione bisogna farla con tutta una serie di iconografie di cui si beano d'appropriarsi, condite di pose che non sfigurerebbero sul caro vecchio Grand-Hôtel (capostipite del fotoromanzo). La rivoluzione, invece, adesso la si fa proprio in salotto. E se non c'è il salotto, basta una stanza, uno sgabuzzino, un bagno, una presa telefonica, una panchina. Sedentarietà. Opposizione.
Opposizione al falso muoversi che non ha nessuna ragione d'essere, se non per precisa volontà di farlo senza nessuna ragione plausibile ("per la stessa ragione del viaggio: viaggiare"). I più grandi sedentari sono anche i più grandi nomadi. Opposizione al lavoro, alla buffa "rivoluzione" di chi tutto vuole fuorché superare lo stato di cose presente. Spegnimento totale dell' "informazione". Ribellarsi a ogni forma di pensiero, perché adesso quel che ci viene gabellato come "pensiero" è solo una masticazione malfatta e putrida di spaventose precottitudini. "Tener sospeso con due note l'uomo in faccia all'universo", e con pochissime parole, come sa fare il Darmo.
La guerra? Che c'entra la guerra? Ecco, questa è la canzone che enuncia una delle cose fondamentali. Parlarne, in qualsiasi modo, purché se ne parli. L'etica del sedentario spegne questa cosa. L'etica del sedentario spegne ogni cosa. L'etica del sedentario è la canzone maggiormente "contro la guerra" di questo sito. [RV]