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Un capretto

Herbert Pagani
Language: Italian

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(Joan Baez)
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(Herbert Pagani)
[Ain't Gonna Let Nobody] Turn Me Around
(Joan Baez)


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[1967]
Rielaborazione italiana di On A Wagon Bound To Market (Donna, Donna) di Sholom Secunda [1935]
A sua volta versione inglese della rielaborazione in Yiddish di una canzone popolare polacca
Testo inglese di Sheldon Secunda
Testo yiddish di Aaron Zeitlin
Musica di Sholom Secunda

caprettoUn grande grazie a Enzo che ci ha fornito questo testo.
Se volete saperne di più su Herbert Pagani, questo geniale artista multimediale troppo presto scomparso, potete visitare il sito a lui dedicato: www.megalopolis.it

Un capretto, l’immagine sacrificale per eccellenza (anche se di solito è l’agnello), che va al macello.
Lo stesso rituale si ripete per un bambino avviato verso uno dei tanti lager ancora oggi tristemente presenti nel mondo, con le stesse, atroci modalità.
Herbert Pagani, in questo testo, traccia un parallelo terribile, ma purtroppo fin troppo reale e sempre attuale, tra il macello di un cucciolo di animale e quello di un cucciolo d’uomo.
Un riferimento forte ed un disperato omaggio a tutte le piccole vittime di tutte le guerre che sono state massacrate da assassini che non hanno esitato “a calare il coltello nella loro tenera forza”.
In nome di tutto il mare di dolore che la guerra degli uomini fa scorrere tra i suoi stessi piccoli figli deboli ed indifesi, prime vittime di tutti i conflitti, un mare che travolge, distrugge e uccide vite e futuro, in tanti, troppi luoghi sulla Terra e che - qualche volta - riesce a lambire anche le nostre coscienze di “uomini liberi” e riesce a farci alzare, indignare, impegnare, gridare “No alla guerra!”
Ma poi?
Cosa riusciamo a fare oltre a questo?

Il testo è in realtà la traduzione/adattamento italiano di una famosa composizione del musicista ebreo Sholom Secunda, On A Wagon Bound To Market (Donna, Donna), che la scrisse nel 1935 basandosi su una canzone popolare polacca adattata poi in Yiddish da Aaron Zeitlin, con musica dello stesso Secunda (il testo inglese è opera del figlio di Sholom, Sheldon Secunda). Non è un caso che Herbert Pagani, anch'egli di religione ebraica, la abbia ripresa; la strofa del bambino e del soldato, pur riprendendo la struttura della canzone originale, sembra essere una sua innovazione (forse per chiarire ulteriormente il vero senso della canzone). Sholom Secunda era nato a Aleksandrija, in Ucraina, nel 1894; è morto a New York nel 1974.

Donna, Donna (spesso anche Dona, Dona) è una canzone famosissima. Nel testo inglese è stata interpretata da autentici mostri sacri: tra questi, Joan Baez e Donovan. La Baez la ha cantata anche recentemente a Firenze, il 27 marzo 2007.

Un capretto su un carretto va al macello del giovedì
non s´è ancora rassegnato a finire proprio così
chiede ad una rondine -Salvami se puoi-
lei lo guarda un attimo fa un bel giro in cielo e poi risponde
-Siete tutti nati apposta io non c´entro credi a me
c´è chi paga in ogni festa
questa volta tocca a te.-

Un bambino su un vagone va al macello del giovedì
non s´è ancora rassegnato a morire proprio così
chiede ad un soldato salvami se puoi
e lui con la mano lo rimette in fila e poi risponde
-Siete in tanti sulla terra io non c´entro credi a me
c´è chi paga in ogni guerra
e questa volta tocca a te.-

Ora dormi caro figlio sta tranquillo che resto qui
non è detto che la storia debba sempre finire così
il mio bel capretto è nato in libertà
finché sono in vita mai nessuno lo toccherà
la storia te l´ho raccontata apposta perché un giorno pure tu
dovrai fare l´impossibile perchè non succeda più.
Siamo madri e siamo figli tutti nati in libertà
ma saremo i responsabili se uno solo pagherà.

Ora dormi.

Contributed by i.fermentivivi - 2007/4/24 - 09:13


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Language: English

On A Wagon Bound To Market (Donna, Donna)
Adattamento inglese di Sheldon Secunda
Musica di Sholom Secunda

Sholom Secunda assieme alle Andrew Sisters, 1933.
Sholom Secunda assieme alle Andrew Sisters, 1933.

ON A WAGON BOUND TO MARKET
[DONNA, DONNA]

On a wagon bound for market,
there's a calf with a mournful eye,
High above him there's a swallow winging swiftly through the sky.
How the winds are laughing. They laugh with all their might,
Laugh and laugh the whole day through, and half the summer's night.
Donna, donna, donna, donna. Donna, donna, donna don.
Donna, donna, donna, donna. Donna, donna, donna don.

"Stop complaining," said the farmer, "Who told you a calf to be?
Why don't you have wings to fly with,
like the swallow so proud and free?"
How the winds are laughing. They laugh with all their might,
Laugh and laugh the whole day through, and half the summer's night.
Donna, donna, donna, donna. Donna, donna, donna don.
Donna, donna, donna, donna. Donna, donna, donna don.

Calves are easily bound and slaughtered
never knowing the reason why.
Why can't you have wings to fly with,
like the swallow you've learned to fly?
How the winds are laughing. They laugh with all their might,
Laugh and laugh the whole day through, and half the summer's night.
Donna, donna, donna, donna. Donna, donna, donna don.
Donna, donna, donna, donna - Donna, donna, donna don.

Contributed by Riccardo Venturi - 2007/10/23 - 15:00


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Language: Yiddish

Dos Kelbl (Il Capretto)
Il primitivo adattamento in Yiddish di Aaron Zeitlin
Musica di Sholom Secunda

donadona לחץ לשמיעהלשמיעת השיר
טעקסט: אהרון צייטלין
מוזיק : שלום סקונדה.

אויפֿן וואָגן ליגט אַ קעלבל,
ליגט געבונדן מיט אַ שטריק;
אויפֿן הימל פֿליט אַ פֿויגל,
פֿליט און דרייט זיך הין און צוריק.

רעפֿרען :
לאַכט דער ווינט אין קאָרן,
לאַכט און לאַכט און לאַכט,
לאַכט ער אָפּ אַ טאָג אַ גאַנצן
און אַן האַלבע נאַכט…
היי, דאָנאַ דאָנאַ דאָנאַ דאָנאַ…

וויינט דאָס קעלבל, זאָגט דער פּויער:
- ווער זשע הייסט דיר זייַן אַ קאַלב ?
וואָלסטו בעסער זייַן אַ פֿויגל,
וואָלסטו בעסער זייַן אַ שוואַלב.

רעפֿרען: לאַכט דער ווינט אין קאָרן…

בידנע קעלבלעך טוט מען בינדן
און מע שלעפּט זיי און מע שעכט,
אָבער ווער ס´האָט פֿליגל, פֿליט אַרויפֿצו,
און איז קיינעם ניט קײַן קנעכט…

רעפֿרען: לאַכט דער ווינט אין קאָרן…

Contributed by Riccardo Venturi - 2007/10/23 - 15:17


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Language: Yiddish

La trascrizione del testo yiddish in caratteri latini
da Jüdische Geschichte und Kultur

DOS KELBL

Ojfn Forel ligt a Kelbl
ligt gebundn mit a schtrik
- hojch in Himl fligt a Fojgl,
fligt un drejt sich hin un ts'rik.

Lacht der Wind in Korn,
lacht un lacht un lacht
- lacht er op a Tog a gantsn
un a halbe Nacht.

Donaj, donaj, donaj, donaj,
donaj, donaj, donaj, daj.
Donaj, donaj, donaj, donaj,
donaj, donaj, donaj, daj.

Schrejt dos Kelbl, sogt der Pojer:
"Wer - sshe hejst dich sajn a Kalb?
Wolst gekent, doch sajn a Fojgl,
wolst gekent doch sajn a Schwalb!"

Bidne Kelblech tut men bindn,
un men schlept sej un men schecht.
Wer's hot Fligl, flit arojf tsu,
is bei kejnem nischt kejn Knecht.

Contributed by Riccardo Venturi - 2007/10/23 - 15:24


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Language: German

La versione tedesca del testo yiddish:

DAS KÄLBCHEN

Auf dem Wagen liegt ein Kälbchen,
liegt da, gefesselt mit einem Strick.
Hoch im Himmel fliegt ein Vogel,
fliegt und flitzt hin und zurück.

Da lacht der Wind im Kornfeld,
lacht und lacht und lacht,
lacht den ganzen Tag über
und noch die halbe Nacht.

Donaj, donaj, donaj, donaj,
donaj, donaj, donaj, daj.
Donaj, donaj, donaj, donaj,
donaj, donaj, donaj, daj.

Das Kälbchen schreit, der Bauer sagt:
"Wer hat dich geheissen, ein Kalb zu sein??
Du hättest doch auch ein Vogel werden können!
Du hättest doch auch eine Schwalbe werden können!"

Die armen Kälblein - sie werden gefesselt
und geschleift und geschlachtet. -
Wer Flügel hat, fliegt aufwärts,
macht sich bei keinem zum Knecht!

Contributed by Riccardo Venturi - 2007/10/23 - 15:27


questa canzone è un ricordo di tanti anni fa, ma come allora continua ad emozionarmi
Grazie Herbert

marta - 2007/10/23 - 13:15


Dobbiamo un enorme ringraziamento a Marta e al suo ricordo pieno di emozione. Nell'approvarlo, ci è venuto in mente di illustrare un po' la pagina, e avendone trovato la copertina dello spartito con le indicazioni degli originali, siamo riusciti a reperire gli autori e gli altri testi (nonché i filmati). Così nascono tutti i giorni le CCG: una sola parola, un commento, un ricordo, un'emozione di chi ci legge ci permettono di ricostruire la storia intera di una canzone, cioè di un mondo intero.

CCG/AWS Staff - 2007/10/23 - 15:49


Un capretto, l’immagine sacrificale per eccellenza (anche se di solito è l’agnello), che va al macello.
Lo stesso rituale si ripete per un bambino avviato verso uno dei tanti lager ancora oggi tristemente presenti nel mondo, con le stesse, atroci modalità.
Herbert Pagani, in questo testo, traccia un parallelo terribile, ma purtroppo fin troppo reale e sempre attuale, tra il macello di un cucciolo di animale e quello di un cucciolo d’uomo.
Un riferimento forte ed un disperato omaggio a tutte le piccole vittime di tutte le guerre che sono state massacrate da assassini che non hanno esitato “a calare il coltello nella loro tenera forza”.
In nome di tutto il mare di dolore che la guerra degli uomini fa scorrere tra i suoi stessi piccoli figli deboli ed indifesi, prime vittime di tutti i conflitti, un mare che travolge, distrugge e uccide vite e futuro, in tanti, troppi luoghi sulla Terra e che - qualche volta - riesce a lambire anche le nostre coscienze di “uomini liberi” e riesce a farci alzare, indignare, impegnare, gridare “No alla guerra!”
Ma poi?
Cosa riusciamo a fare oltre a questo?

2008/6/6 - 17:32

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