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Nati nel Ventitré, fucilati nel Quarantadue

Rua Port'Alba
Lingua: Italiano



Questa sera ameremo per loro.
Erano 28
Erano cinquemila e 28
ce n’erano piu’ di quanto amore ci sia mai stato in una poesia
ora sarebbero padri
ora non ci sono piu’.
Noi, che sui marciapiedi di un secolo abbiamo sofferto
le solitudini di tutti i Robinson del mondo,
noi, che siamo sopravvissuti ai carri armati e non abbiamo ucciso nessuno,
questa sera ameremo per loro.
E non chiedere se potevano tornare.

E non chiedere se si poteva tornare indietro mentre per l’ultima volta
rosso come il comunismo, bruciava l’orizzonte dei loro desideri.

Attraverso i loro anni senza amore, trafitto e ritto,
e’ passato l’avvenire dell’amore.
Non ci sono stati segreti di erba schiacciata.
Non ci sono stati segreti di bluse sbottonate.
Non ci sono stati segreti di gigli lasciati cadere dalle mani stremate.
C’erano le notti
c’era il filo spinato, c’era il cielo che si guarda per l’ultima volta,
c’erano i treni che tornavano vuoti e squallidi,
c’erano i treni e i papaveri,
e con essi, con i tristi papaveri di una estate da soldati,
con un magnifico senso di imitazione si batteva il loro sangue.

Intanto su Kalemegdan e sui Nevskij Prospekt,
sui Boulevards del Sud e i Quais degli Addii,
sui Campi dei Fiori e sui Ponti Mirabeau,
meravigliose anche quando non amano,
attendevano le Anne, le Zoje, le Jeanettes.
Attendevano il ritorno dei soldati.
Se non fossero tornati
avrebbero dato ai ragazzi le loro bianche spalle mai abbracciate.

Non sono tornati.
Sui loro occhi fucilati sono passati i carri armati
sui loro occhi fucilati,
sulle loro Marsigliesi mai cantate fino in fondo,
sulle loro illusioni crivellate.
Ora sarebbero padri.
All’appuntamento d’amore ora attendono come tombe.
Mia piccola grande,
questa sera ameremo per loro.


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