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'Hτανε μια φορά

Nikos Xylouris / Νίκος Ξυλούρης




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(anonimo)
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(Nikos Xylouris / Νίκος Ξυλούρης)
Από την άκρη των ακριώ
(GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG)


Itane mia forá
[1966]
Στίχοι: Κώστας Φέρρης
Μουσική: Σταύρος Ξαρχάκος
Πρώτη εκτέλεση: Νίκος Ξυλούρης
Άλλες ερμηνείες: Γιώργος Νταλάρας
Οι έμποροι των εθνών - 1973

Testo di Kostas Ferris
Musica di Stavros Xarchakos
Primo interprete: Nikos Xylouris
Altri interpreti: Yorgos Dalaras
In I émbori ton ethnón - 1973
xlf

Una canzone che, finora (3 maggio 2010), era stata presente negli "Extra" dato che non ne conoscevamo l'esatta storia. Era stata, diciamo, una "intuizione" che ci aveva spinto ad inserirla. Ci ha pensato, e chi altri, Gian Piero Testa, a raccontarcela a dovere, seppure in una...pagina doppia che dobbiamo eliminare. Eliminare sì la pagina, ma non certamente il commento che ci serve a riportare la canzone, e la sua pagina, al suo autore in proprio, togliendola doverosamente dagli "Extra" dove ha svernato fino a questo momento. E, vorrei aggiungere, ne sono molto felice essendone letteralmente innamorato. Lascio però anche il "commento intuitivo" originario, che magari potrà servire a una diversa chiave di lettura. [RV]

Il "commento intuitivo" originario

Νίκος Ξυλούρης "Ψαρονίκος". Nikos Xylouris "Psaronikos".
Νίκος Ξυλούρης "Ψαρονίκος". Nikos Xylouris "Psaronikos".

Parlando di Nikos Xylouris, mi viene a mente, in modo del tutto spontaneo, un'intraducibile parola greca: παλικάρι. Si pronuncia palikári ed indica, genericamente, il "giovane eroe", colui che agisce realmente perché "muor giovane chi agli dei è caro". E' la kalokagathía classica trasposta in una diversa parola (comunque di derivazione classica, da πάλλαξ); ma è una cosa del tutto greca, quella che si può cogliere nelle ultime lettere dei condannati a morte della resistenza greca, quella che si può cogliere nelle canzoni della resistenza agli invasori, alle dittature, a tutti coloro che hanno tentato di piegare i greci senza riuscirvi.

Così Nikos Xylouris. Morto giovane. Non sappiamo se sia stato caro agli dèi, ma sicuramente lo era e lo rimarrà a tutti i greci ed a chiunque ami la libertà. Ieri sera, cercando delle cose dal Mediterraneo, mi sono imbattuto nel video-slideshow di questa canzone: le immagini della sua vita scorrevano sulle note e sulla sua voce. Da tempo non provavo una cosa del genere ascoltando una canzone. Confesso di essere letteralmente imbevuto di Grecia, antica e moderna, non avrei nessun problema nel definirmi un filelleno e vadano al diavolo quei dementi che dicono che l'Iliade e l'Odissea hanno origine in Estonia perché vi è nominata l'ambra.

Nikos Xylouris ha scritto un album intero di canzoni contro la guerra, nel 1978. Si intitola semplicemente: Τα αντιπολεμικά, ovvero, alla lettera, "le (cose, canzoni, parole) contro la guerra". E', per questo motivo, presente nelle CCG sin dal loro inizio (grazie a Giuseppina Dilillo, cui rivolgo ancora un grande saluto anche per le belle traduzioni che fece a suo tempo per questo sito). Quando, ieri sera, ho trovato il "tribute to Xylouris" su YouTube con questa canzone, ho pensato che, anche qui, un tributo a quest'uomo non sarebbe stato fuori posto; questa pagina lo vuole essere.

Nikos Xylouris è l'uomo greco che lotta per la libertà accompagnandosi con la musica. Un greco che viene da millenni fa, e da Creta, che con la cultura micenea è una delle più antiche culle dell'Ellade. Non starò qui a ripercorrere gli episodi della sua vita, che lo hanno sempre visto in prima fila ovunque la libertà di tutti fosse messa in pericolo e calpestata. Ricorderò soltanto un episodio.

Nel novembre del 1973 scoppia la rivolta studentesca del Politecnico di Atene contro la dittatura militare che dal 1967 sta tenendo la Grecia sotto il tacco fascista direttamente agli ordini della CIA (e qui non è un modo di dire, dato che Papadopoulos era riconosciutamente un dipendente dell'Intelligence americana). E' la campana a morto per il regime, anche se per la sua fine bisognerà attendere l'anno successivo e la crisi di Cipro. Ma quando per un regime suona la campana a morto, usualmente la sua risposta è quella di creare a sua volta sangue e morte. Così arriva la truppa armata e la rivolta degli studenti viene schiacciata nel sangue. Tutti cercano di fuggire, tranne uno, che invece arriva. Nel mezzo della repressione, arriva con uno strumento musicale. Non una chitarra, ma una lira. Una cetra. Il più antico strumento musicale ellenico assieme al flauto di Pan. E si mette a cantare assieme agli studenti, accompagnandoli con la musica, un'antica canzone di libertà cretese, Πότε θα κάνει ξαστεριά, una delle canzoni della rivoluzione indipendentista del 1821 che era diventata fin dal febbraio del 1973 il simbolo della sollevazione studentesca contro la dittatura. Il musicista con la lira finisce arrestato a sua volta. E' Nikos Xylouris.

Dopo la fine della dittatura diverrà un eroe della Grecia. Un παλικάρι, appunto. Muore l'8 febbraio del 1980 per un cancro; aveva 44 anni. La tragica ironia del destino vuole che il cancro sia stato alle corde vocali, quelle che gli davano la sua voce incredibile.

In questa canzone, la si sente tutta. E' una canzone di pirati, una storia antica narrata da un poeta moderno, Kostas Ferris, e musicata da Stavros Xarchakos. Scritta in un difficile linguaggio popolare che ieri sera, quando l'ho ascoltata pur intendendo il greco, mi ha portato fuori strada in diversi punti. Una canzone che Xylouris, uscendo per la prima volta fuori dalla Grecia, presentò al festival di Sanremo del 1966. Non sto scherzando. Quell'anno, il festival di Sanremo presentava una sezione dedicata al "folk internazionale"; con questa canzone Xylouris lo vinse a man bassa.

E' una canzone dove una giovane e nobile fanciulla prigioniera dei pirati implora il sole e la luna che vadano a parlare al suo sposo perché venga a liberarla. E lui arriva, combattendo per lei fino alla morte. Può essere che questa canzone, con qualche ragione, sarebbe potuta rientrare nel sito anche senza ricorrere agli "extra", perché alcuni vi hanno visto una metafora della Grecia (la nobile fanciulla) prigioniera dei pirati (i militari); la cosa non è per nulla campata in aria. Un invito a combattere fino alla morte per salvare la Grecia. Ma preferiamo lasciarla qui tra gli "extra", perché si tratta di una canzone "extra" in ogni senso.

Grazie, Psaronikos.[RV]


Introduzione di Gian Piero Testa
(3 maggio 2010)

Qui abbiamo un altro diamante della canzone greca, e fortunatamente lo possiamo proporre senza contorcimenti ai visitatori di un sito contro la guerra. I versi sono di Kostas Ferris, coautore dei testi del LP "I émbori ton ethnón" (I mercanti di popoli) e che conosciamo come regista del film "Rebetico"; la musica è di Stavros Xarchakos e la voce, ancora una volta, è quella di Nikos Xylouris. La canzone parla in tono favolistico, con l'incipit greco "C'era una volta e un tempo", e con interlocuzioni tipiche di chi racconta, di una principessa innamorata che aspetta sempre il suo signore lontano, in mare contro i pirati. "I mercanti di popoli" è basato su di un romanzo, che porta lo stesso titolo, del grande narratore greco Αλέξανδρος Παπαδιαμάντης /Alexandros Papadiamandis (1851-1911), il cui intreccio amoroso ha per sfondo le vicende storiche a cavallo della Quarta Crociata del 1204, quella che conquistò e spogliò Costantinopoli anziché Gerusalemme, e portò alle stelle la potenza veneziana nei mari del Levante. I Greci amano immensamente questa canzone nell'interpretazione di Nikos Xylouris; ed è quasi incredibile il numero di quanti l'hanno ascoltata e l'ascoltano su You Tube. (gpt)
Ήτανε μια φορά, μάτια μου, κι έναν καιρό
μια όμορφη κυρά αρχόντισσα, να σε χαρώ
Μια μικροπαντρεμένη κόρη ξανθή
τον κύρη της προσμένει βράδυ πρωί.

Ένα Σαββάτο βράδυ καλέ μια Κυριακή
τον ήλιο το φεγγάρι, καλέ, παρακαλεί:
" Ήλιε μου φώτισέ τον, φεγγάρι μου
πάνε και μίλησέ του για χάρη μου."

Γυρίζει κι αρμενίζει, καλέ, στα πέλαγα
τους πειρατές θερίζει, καλέ, και τους χαλά.
Στον ήλιο στο φεγγάρι και στη βροχή
και μένανε μ' αφήνει έρμη και μοναχή.

Γαλέρα ανοίχτηκε, μάτια μου, μέσ' στο βοριά
στη μάχη ρίχτηκε, μάτια μου, και στον καυγά.
Μέσα σ' ένα σινάφι πειρατικό
είδα φωτιά ν' ανάβει και φονικό.

inviata da Riccardo Venturi - 6/4/2007 - 13:45




Lingua: Greco moderno (Phonetic)

La trascrizione fonetica del testo così come cantato da Xylouris (nel primo video). I doppi punti indicano le pause.

[ 'itane mja.fo'ra ..'matja.mu.. 'kjena gje'ro
mja.'o"morfi kj'ra ar'xo"dis:a .. nasexa'ro
"mja.mikropadre'meñi 'kori 'ksan'θi
to.'gjiri.tis proz'meñi .. 'vraδi pro'i:

'ena sa'va:to 'vraδi ..ka'le.. mja.'kjirja'kji:
ton.'iljo to.feη'gari ..ka'le.. paraka'lji:
'ilje.mu 'foti"se.ton .. feη'gari."mu
'pane kje.'mili"se.ton ja.'xari."mu

ji'rizi kjarme'ñizi ..ka'le.. sta.'pelaγa
tus."pira'tes θe'rizi ..ka'le.. "kje.tus.xa:'la
ston.'iljo sto.feη'gari "kje.sti.vro'çi:
kje'me"nane ma'fiñi 'ermi kje.mona'çi:

γa'lera a'ñixtike ..'matja.mu.. "mes.sto.vo'rja
sti.'maçi 'rixtike ..'matja.mu .. kje.sto.gav'γa:
'mesa 'sena si'nafi pirati'ko
'iδa fo'tja na'navi .. kje.foñi'ko ]

inviata da Riccardo Venturi - 6/4/2007 - 15:10




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
6 aprile 2007


Da Nikos Xylouris al futuro: la canzone nell'interpretazione
del giovanissimo Edmond ('Εντμοντ), 8 anni di età e una voce che svernicia.


E' la traduzione che sostituisce quella comparsa ieri su una mailing list, se qualcuno l'ha vista. Avendola fatta all'ascolto, non avevo inteso diverse cose delle quali mi sono invece accorto quando ho avuto davanti il testo scritto. Si vedano anche le note alla traduzione.
C'ERA UNA VOLTA

C'era una volta, occhi miei [*1], e or non c'è più [*2]
una bella e nobile signora, fatemi dire. [*3]
Una fanciulla bionda, una giovane sposa
che attende il suo signore da sera a mattina.

Un sabato sera, o tu che ascolti [*4], o una domenica
implora, o tu che ascolti, il sole e la luna:
"Sole mio, illuminalo, e anche tu, mia luna,
andate a parlargli, ve ne sarò grata."

Va navigando per i mari, o tu che ascolti,
falcidiando i pirati, o tu che ascolti, annientandoli
nel sole, con la luna e con la pioggia
mentre a me mi lascia sola e abbandonata.

Una galea navigava, occhi miei, col vento del nord,
si è lanciata in battaglia, occhi miei, e nella lotta.
In mezzo ad una banda di pirati
ho visto il fuoco bruciare e uccidere.
NOTE alla traduzione

[*1] Si tratta di una cosiddetta "invocazione vuota", un riempitivo del verso (procedimento frequentissimo nella poesia popolare o che vuole riprodurre il processo compositivo popolare). Propriamente si può intendere anche come "amore mio", "mio tesoro".

[*2] L'intera espressione del primo verso significa "c'era una volta (un tempo che fu)".

[*3] L'espressione originale greca significa praticamente tutto: "per favore", "prego", "per servirla", "fammi la cortesia", "lasciami dire (che)…", "come dicevo", "dunque"…

[*4] Alla lettera: "o buono/bello/bravo (ascoltatore)". Anche il richiamo all'uditorio è un procedimento tipico dei cantastorie.

6/4/2007 - 15:29




Lingua: Inglese

English translation by Yol from stixoi.info
ONCE UPON A TIME

Once upon a time, my dear,
there was a beautiful lady queen.

A fair girl, married young
awaiting her lord, night and day.

And on a Saturday evening, my precious, on a Sunday
she pleads with the sun, my precious, she pleads with the moon.

My sun, shine on him, my moon
go and talk to him, for the love of me.

He wanders and sails, my precious, across the high seas
He mows down the pirates, my precious, and unmakes them.

Under the sun, the moon and the rain
And he leaves me all alone.

A galley sailed, my dear, with the north wind
and launched itself into battle, my dear, into fight.

Within a pirate trade
I saw fire burning and killing.

inviata da Riccardo Venturi - 15/4/2007 - 02:06




Lingua: Serbo

Versione serba di Ivana da stixoi.info
Serbian version by Ivana from stixoi.info
BILA JEDNOM

Bila jednom, oko moje
jedna lepa gospa

devojka plave kose, rano udata
što je danonoćno čekala svog gospodara

jedno subotnje veče, jedne nedelje
sunce je molila, i mesec

sunce moje, osvetli mu put, meseče moj
idi i pričaj s njim meni za ljubav

luta i plovi, dragi, preko mora
kosi pirate, dragi, i kvari im planove

na suncu, na mesečini, i na kiši
a mene ostavlja samu samcatu

galija je krenula, oko moje, sa severcem
u borbu je ušao, oko moje, i u kavgu

na jednoj tržnici piratskoj
videh vatru da gori i ubistvo..

inviata da Riccardo Venturi - 17/9/2008 - 23:33





Πότε θα κάνει ξαστεριά, la canzone cretese della guerra di indipendenza greca del 1821 divenuta il simbolo della rivolta del Politecnico di Atene del novembre 1973. Fu cantata da Nikos Xylouris assieme a loro. Si tratta chiaramente, in origine, di una canzone anti-turca, notevolmente cruda.

1973: Nikos Xylouris assieme agli studenti del Politecnico di Atene.
1973: Nikos Xylouris assieme agli studenti del Politecnico di Atene.


Il canto interpretato alla tv greca da Ch. Garganourakis e dal suo gruppo (da YouTube):




PIZITIKA [1971]
Yannis Markopoulos
Nikos Xylouris


rizzitica


Nel 1971 il genio di Yannis Markopoulos incontrò Nikos Xylouris, che del rizitiko, il canto tradizionale cretese delle “pendici” (ρίζες) delle alte montagne, era il massimo interprete vivente con la sua lira. Ne nacque un album storico, e non solo a Creta o in Grecia.


L'intero album

01. Πότε θα κάνει ξαστεριά
02. Ίντα ’χετε γύρου γύρου
03. Αγρίμια κι αγριμάκια μου
04. Μάνα κι αν έρθουν οι φίλοι μου
05. Ο χορός του Σήφακα
06. Από την άκρη των ακριώ
07. Κόσμε χρυσέ
08. Σε ψηλό βουνό (O αητός)
09. Ο Διγενής
10. Τον πλούσιο Γιώργη ήβρηκα [Ο Πλουσιογιώργης]
11. Μαδάρα [Κρητικό κανάλι]



Πότε θα κα-
πότε θα κάνει ξαστεριά,
ε πότε θα φλεβαρίσει,

πότε θα φλεβαρίσει,
να πάρω το -
να πάρω το τουφέκι μου.

Να πάρω το τουφέκι μου,
την ομορφή πατρόνα,
να κατεβώ στον Ομαλό.

Να κατεβώ στον Ομαλό
στη στράτα τω Μουσούρω,
να κάνω μάνες δίχως γιούς.

Να κάνω μάνες δίχως γιούς,
γυναίκες δίχως άντρες,
να κάνω και μωρά παιδιά.

Να κάνω και μωρά παιδιά
να κλαιν δίχως μανάδες,
πότε θα κάνει ξαστεριά.

Ma quando,
ma quando avremo un giorno sereno,
e quando finirà l'inverno,

e quando finirà l'inverno
per prendermi,
per prendere il fucile.

Per prendermi il fucile
e la bella cartuccera,
e scendere all'Omalós.

E salire sull'Omalós
sulla strada di Mussoura
a privare le madri dei figli.

A privare le madri dei figli,
e le mogli dei mariti
e a far sì che quei bambini piccoli

E a far sì che quei bambini piccoli
piangano senza più le madri,
quando avremo un giorno sereno.

inviata da Riccardo Venturi - 6/4/2007 - 17:17





Nel video con Nikos Xylouris di Πότε θα κάμει ξαστεριά si riporta di questa canzone ancora qualche altro verso, che ne ribadisce la spietatezza. E' triste dirlo, ma nel testo c'è il programma genetico di quella che avremmo chiamato, nei nostri tristi anni Novanta, la "pulizia etnica".
Aggiungo una mia traduzione, sperando di accontentare tutti.
ΠΟΤΕ ΘΑ ΚΑMΕΙ ΞΑΣΤΕΡΙΑ



Πότε θα κα-

πότε θα κάμει ξαστεριά,

ε πότε θα φλεβαρίσει,


πότε θα φλεβαρίσει,

να πάρω το -

να πάρω το τουφέκι μου.



Να πάρω το τουφέκι μου,

την ομορφή πατρόνα,

να κατεβώ στον Ομαλό.


Να κατεβώ στον Ομαλό
στη
στράτα τω Μουσούρω,

να κάνω μάνες δίχως γιούς.



Να κάμω μάνες δίχως γιούς,

γυναίκες δίχως άντρες,

να κάμω και μωρά παιδιά.



Να κάμω και μωρά παιδιά

να κλαιν δίχως μανάδες,



να κλαιν' τη νύχτα για νερό,

και την αυγή για γάλα,



και τ' αποδιαφωτίσματα
τη
δόλια τους τη μάνα...



πότε θα κάνει ξαστεριά.



QUANDO AVREMO UN GIORNO SERENO



Quando,

quando avremo un giorno sereno,

oh, quando finirà l'inverno,


quando finirà l'inverno

voglio prendere,

prendere il mio fucile.



Voglio prendere il fucile

e la bella cartuccera,

e scendere dall'Omalós.


E scendere dall'Omalós

sulla strada di Mussoura

a privare le madri dei figli.



A privare le madri dei figli,

e le mogli dei mariti

e a far sì che pure i bimbi in fasce



e a far sì che pure i bimbi in fasce

piangano senza più le madri,



che piangano di notte per l'acqua

e all' alba per il latte



e quando splende il giorno

per la loro sventurata mamma...



quando avremo un giorno sereno.


inviata da Gian Piero Testa - 21/2/2012 - 15:29


Segnalo un paio di errori nella traduzione di Πότε θα κάμει ξαστεριά pubblicata su questa pagina:
1. all'Omalos si scende, non si sale;
2. i bambini non sono idioti, ma sono semplicemente piccoli: μωρό significa bebè.

Roberto - 19/2/2011 - 13:09


scusate l'ignoranza, ma chi o cosa è Μουσούρω?

Jacopo Capurri - 20/2/2012 - 20:03


Ο Δήμος Μουσούρων ήταν δήμος του νομού Χανίων που συστάθηκε με το πρόγραμμα Καποδίστριας από τη συνένωση παλαιότερων κοινοτήτων της περιοχής, που αποτέλεσαν στη συνέχεια τα δημοτικά διαμερίσματα του δήμου. Λειτούργησε την περίοδο 1999 -2010 οπότε και καταργήθηκε με την εφαρμογή του προγράμματος Καλλικράτης και εντάχθηκε στον νέο δήμο Πλατανιά. Βρισκόταν στο κέντρο του νομού Χανίων και είχε σαν έδρα το χωριό Αλικιανός. Πρόκειται για ημιορεινό δήμο, το νότιο τμήμα του οποίου βρίσκεται στους πρόποδες των Λευκών Ορέων. Σύμφωνα με την απογραφή του 2001 ο δήμος είχε συνολικά 4.755 κατοίκους και έκταση 191.744 στρέμματα.

Gian Piero Testa - 21/2/2012 - 08:27


Il Programma Capodistria sopra citato è una legge del 1997, che ha riorganizzato la rete delle amministrazioni locali greche, raggruppando le tradizionali "comunità" dei centri rurali minori in più ampie municipalità (Dimi).
Mussura è un villaggio della provincia di Hanià (Creta).

Gian Piero Testa - 21/2/2012 - 08:36


Comincia da qui la navigazione nel nuovo mare: quello di Xylouris. Intanto ho accolto le correzioni fatte a suo tempo alla mia traduzione di Πότε θα κάμει ξαστεριά. Ribadisco, e altro non sarebbe possibile fare, che si tratta di una canzone parecchio cruda e dura, e giuste sono le osservazioni fatte a suo tempo da [gpt]. Però trovo anche che, naturalmente, è necessario contestualizzare la canzone in un dato periodo. Più interessante ancora, a mio parere, sarebbe chiedersi come mai una canzone del genere sia rimasta un simbolo di libertà talmente forte a Creta e nella Grecia tutta, da essere stata scelta, ad esempio, da un Xylouris quando si recò lira alla mano a sostenere la rivolta degli studenti del Politecnico nel novembre 1973. Evidentemente, nei confronti della giunta militare fascista greca esisteva un odio talmente forte da essere ben simboleggiato da questa canzone, che è terrificante. Attenzione: terrificante ai nostri occhi. In questo sito abbiamo, ad esempio, canzoni partigiane italiane che sono altrettanto crude, tipo Pietà l'è morta. Ero e resto convinto che canzoni del genere mostrino la guerra in tutta la sua crudezza, e assai meglio delle decine di insulse canzoni "peace & love" che pure abbiamo accolto qua dentro.

Riccardo Venturi - 12/6/2012 - 10:36


L'intero documentario dalla trasmissione Μηχανή του Χρόνου ("Macchina del tempo") sulla vita di Nikos Xylouris
Το ολόκληρο ντοκυμαντέρ από "Mηχανἠ του Χρόνου" για τον βίο του Νίκου Ξυλούρη




Il documentario è interamente (e ovviamente) in lingua greca, però facilmente comprensibile -almeno nelle parti commentate- a chiunque ne abbia una media conoscenza. Vi compare l'intera famiglia Xylouris. Nel documentario si spiega, tra le altre cose, l'origine del soprannome "Psaro-" di tutta la stirpe degli Xylouris di Anogia: un avo di Nikos correva talmente veloce, ai tempi della Turcocrazia, da sfuggire costantemente ai turchi quando li combatteva. Da qui il detto che si "mangiasse i turchi come pesci", e il prefisso "Psar(o)-" passò a tutti i discendenti. Così Nikos era "Psaronikos", il fratello Andonis (che compare nel documentario) "Psarandonis" e così via. Il documentario è anche una stupefacente raccolta di luoghi e di facce cretesi, le più belle del mondo.

Riccardo Venturi - Ελληνικὀ Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 15/4/2015 - 23:19



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