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In Roma fu rapito

anonimo
Lingua: Italiano


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[1924]
Una delle tante cantate che si diffusero in tutta Italia dopo il rapimento e l’assassinio del deputato Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario
Riferita nel 1960 a Jona e Liberovici da alcuni informatori anonimi nel mantovano.
In “Le ciminiere non fanno più fumo - Canti e memorie degli operai torinesi”, a cura di Emilio Jona, Sergio Liberovici, Franco Castelli, Alberto Lovatto, Donzelli 2008.

Le ciminiere non fanno più fumo

Nell’ultima strofa sono ricordati i nomi di altri due figure importanti del socialismo di allora, il pugliese Giuseppe Di Vagno e l’emiliano Antonio Piccinini.
L’avvocato e parlamentare socialista Di Vagno – che abbiamo già incontrato citato nella canzone Bandiera rossa – fu ucciso da squadristi a colpi di pistola nel 1921 durante un comizio a Mola di Bari.



Antonio Piccinini era di Reggio Emilia, dirigente della corrente massimalista nel Partito Socialista di allora. Nel 1924 accettò la candidatura alle elezioni politiche ma il 28 febbraio 1924 venne prelevato a casa sua da alcuni fascisti. Poco dopo fu trucidato barbaramente: Piccinini venne appeso ad un gancio da macellaio, sventrato e poi finito a colpi di pistola. I quattro assassini - Vittorio Calvi, Vincenzo Notari, i gemelli Giuseppe e Venceslao Bonilauri – vennero tutti scagionati. Nel 1947 solo uno di loro, il Calvi – che peraltro era nel frattempo deceduto – fu riconosciuto colpevole dell’efferato omicidio.



Fu proprio Giacomo Matteotti che nel suo storico intervento alla Camera il 30 maggio 1924, quello in cui denunciava brogli e violenze dei fascisti, ricordò la figura ed il martirio di Antonio Piccinini… Come sappiamo, quel discorso costò la vita anche a Matteotti.



Nel 1973 Piccinini fu ricordato da Sandro Pertini, allora presidente della Camera, durante la commemorazione del presidente cileno Salvador Allende, assassinato dai militari golpisti di Pinochet.

Antonio Piccinini, la lapide che lo ricorda, apposta nel 1980 sul palazzo della Provincia di Reggio Emilia.
Antonio Piccinini, la lapide che lo ricorda, apposta nel 1980 sul palazzo della Provincia di Reggio Emilia.
In Roma fu rapito
Il dieci giorno sera
Da zingari arditi
Imbavagliato ancor

Fu trasportato
Lontan lontan
Fu pugnalato
Sul verde pian

I figli e la consorte
Non speran più ritorno
Pensando a tale morte
Piangono notte e giorno

Quei boia infami
E traditor
Con le loro mani
Gli han trafitto il cuor

Almeno la consegna
Saprà indicar la fossa
Portateci l’insegna
Di Matteotti le ossa

Giammai dall’alba
Lo scorderem
La cara salma
Noi amerem

Due altri candidati
Di Vagno e Piccinini
Son stati ammazzati
Dal porco Mussolini

Giammai dall’alba
Lo scorderem
La cara salma
Noi amerem

inviata da Bernart Bartleby - 26/10/2016 - 16:02



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