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Zvijezda na Balkanu

Zabranjeno Pušenje


Lingua: Croato


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Una canzone degli "Zabranjeno Pušenje" dal titolo "Una stella sui Balcani" da Ex Yugoslavia Peace Page; ma la grafia è stata corretta.


Come parlare di questa canzone? A suo modo, cioè con la tragica ironia balcanica, la si potrebbe chiamare una canzone epica: inizia infatti con tre strofe che sembrano riportare dritti a quella che è considerata la nascita della nazione serba, la famosa battaglia di Kosovo Polje ("Campo dei Merli") del 1389. E fu una sconfitta rovinosa, come tutti sanno, in seguito alla quale la dominazione turca si estese a quasi tutti i Balcani. Attesero a lungo, quegli "antichi eroi", che una stella risplendesse più luminosa.

Radovan Karadzic 3MAR94Come parve arrivare, questa stella più luminosa? Con l'avvento di Slobodan Milošević e degli altri signori della guerra di tutta la disgraziata ex Jugoslavia, dal croato Tuđman al musulmano Izetbegović, per finire ai due assassini serbo-bosniaci, il generale Ratko Mladić e Radovan Karadžić. Di quest'ultimo parla la canzone, che da epica diviene quasi (ma sempre con amara ironia) onirica, di speranza. La gente (di Sarajevo, perché è qui che siamo!) scende in piazza, scontrandosi con la repressione (terribile il verso in cui si enumerano gli oggetti che restano dopo le cariche della polizia, "scarpe, borse e bandiere"). Siamo prima dello scoppio delle guerre jugoslave, ma già l'atmosfera è quella –anche se nessuno in "Europa" sembrava accorgersene.

Chi cercava di opporsi, sperava di veder bruciare il palazzo in collina (in realtà sulle alture di Sarajevo) dell'ex psichiatra ed ex poeta, che già stava ben soffiando sul fuoco della guerra; strepitoso il "ritrattino" (con tanto di diminutivo, "Radivoj") che ne viene fatto nella penultima strofa. La "stella più luminosa" sarebbe brillata davvero se personaggi come questo fossero stati eliminati. Purtroppo la storia ci ha detto che non è stato così. Così come ci ha detto, al di là di questi luridi signori della guerra locali che hanno portato un paese al dissolvimento e alla catastrofe, chi veramente, ed in nome di che cosa abbia soffiato sul fuoco.

Perché le guerre jugoslave, sfruttando una situazione già incandescente, le hanno fatte il capitale europeo (specialmente tedesco), le hanno fatte le armi prodotte anche qui da noi, le hanno fatte il mercato e il liberismo, le hanno fatte le strategie "occidentali" che preferivano un bel po' di staterelli meglio controllabili e perfettamente colonizzabili dal punto di vista economico ad un grande paese unitario. Di fronte a queste cose appare chiarissimo perché "nessuno fece nulla": nessuno fece nulla perché tutti ci avevano il loro tornaconto.

Tranne poi accorgersi che la situazione era sfuggita di mano; e così gli stessi che in ultima analisi avevano provocato lo sfacelo jugoslavo, si riservarono il diritto di "risolvere la questione" coi bombardamenti a tappeto targati NATO. Come dire: facciamo bruciare la guerra finché ci fa comodo, poi fermiamola a modo nostro quando 'sti ragazzi esagerano. Ed è quello che è successo, con qualche centinaio di migliaia di morti, con altrettanti profughi, con economie e infrastrutture completamente distrutte.

Il bello è che questi fulgidi "interventi di pace" riscossero molto plauso, a suo tempo, anche da cosiddetti "intellettuali di sinistra" (oltre ad essere avallati, come nel caso italiano, anche da governi di "sinistra" –vero, onorevole D'Alema?). Ricordiamo un Adriano Sofri, ad esempio. Oppure ricordiamo ancora una volta quel bel tomo del Lindo Ferretti, che già forse a "conversione" in atto scriveva giustappunto che "nessuno fece nulla". Il problema è che avevano fatto tutto quello che volevano fare, esattamente quello; e che farsi certe domande, malgrado certi viaggetti, era perfettamente inutile. Bastava avercele più chiare dentro, certe cose. Bastava essere dotati di un po' di capacità di analisi politica e storica, invece di rimpinzarsi di canne e di libri di Ratzinger. Bastava capire qualcosina di più del non capire una sega.

Quello che invece, vivendoci dentro, capivano alla perfezione gli "Zabranjeno Pušenje", dei quali ci siamo spinti a tradurre questa canzone nonostante il testo sia irto di difficoltà. Una faticata. Ma ne valeva la pena. Così come, per il sottoscritto, continua a valere la pena cavarsi dalle scarpe certi sassolini. Perché nel mezzo di quella guerra ci sono stato, e ce l'ho negli occhi. [Riccardo Venturi].
Ovdje su nekada, mala, stajali
Stari vitezi i u isto ovo nebo gledali,
Proročanstvo čekali.
Kose im postaše sijede, a mačevi rđavi.

Uhode su bili svuda poslali,
Veliku, sjajnu gozbu spremili
Pjevaće i lijepe gospe doveli,
Al' strepnja iz srca ne odlazi.

Konji su bili nemirni.
Ratnici čvrsto stezali koplja, čutali i čekali
Kad će jedna zvijezda
Na nebu nad Balkanom jače zasjati.

A noćas su ljudi izašli na trg,
Izašli na trg i počeli govoriti,
Dok u noći svijetle šljemovi,
Šljemovi i pendreci.
Na betonu razbacane stvari,
Cipele, tašne i barjaci.
Kunem ti se mala jedna zvijezda nad Balkanom
Poče sijati.

Sinoć, mala, čudan san sam usnio,
Oružje skriveno u sijenu i zamak što je gorio.
Vatre u sumi, čuli su se bubnjevi, a
JEDNA ZVIJEZDA NAD BALKANOM POČE JAČE SIJATI.

Kuća druga Radivoja svijetli na brijegu,
On ima poneku sijedu i trbuh veliki.
On jede bombone i čisti pištolje na terasi
Jedne ljetnje večeri.
Ograda visoka i psi su pušteni.
Popio je tonu tableta ali san neće na oči.
Doveli su mu klinku iz grada ali on je neće dotaći.

Sinoć, mala, čudan san sam usnio,
Oružje skriveno u sijenu i zamak što je gorio.
Vatre u sumi, čuli su se bubnjevi, a
Jedna zvijezda na nebu nad Balkanom poče jače sijati.

inviata da monia - 30/10/2006 - 18:20



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
25/26 dicembre 2006
UNA STELLA SUI BALCANI

Qua, una volta, madre, stavano
gli antichi eroi a mirare questo stesso cielo,
aspettando una profezia.
Gli vennero i capelli bianchi, le spade gli si arrugginirono. [1]

Mandarono spie dappertutto,
prepararono un grande e splendido banchetto
cantando, e portarono belle signore
ma la trepidazione dal cuore non se ne andò.

I cavalli divennero inquieti.
I guerrieri strinsero forte le lance, tacquero e attesero
che una stella splendesse
più luminosa nel cielo dei Balcani.

E stanotte la gente è scesa in piazza,
è scesa in piazza e ha cominciato a parlare
finché, nella notte, non sono luccicati gli elmi,
gli elmi e i manganelli.
Sull'asfalto, cose sparse qua e là,
scarpe, borse e bandiere.
Te lo giuro, madre, comincerà a risplendere
una stella sui Balcani.

Ieri notte, madre, ho fatto uno strano sogno,
le armi nascoste nel fieno, e il palazzo com'è bruciato!
Fiamme in cima, si sentivano strumenti, e
UNA STELLA COMINCIAVA A SPLENDERE PIÙ LUMINOSA SUI BALCANI.

La casa del compagno Radovan [2] splende sulla collina,
lui ha qualche capello bianco e un gran panzone.
Mangia caramelle e pulisce le pistole sul terrazzo
in qualche sera d'estate.
Un'alta recinzione e i cani sono lasciati liberi.
Ha ingurgitato una tonnellata di pillole ma non gli viene sonno.
Gli hanno portato una puttana dalla città ma lui non la vuole toccare.

Ieri notte, madre, ho fatto uno strano sogno,
le armi nascoste nel fieno, e il palazzo com'è bruciato!
Fiamme in cima, si sentivano strumenti, e
Una stella cominciava a splendere più luminosa sui Balcani.

[1] Possibile doppio senso, dato che "rdjav" significa sì "rugginoso", ma ha anche il senso di "cattivo, rognoso".

[2] "Radivoj" è il diminutivo di Radovan.

26/12/2006 - 00:52


D'accordo su tutto, Riccardo, ma Nessuno fece nulla non l'ha scritto Ferretti, ma appunto un bosniaco Nedzad Maksumić.
(Lorenzo Masetti)


E' vero. Faccio anche, volendo, lo sforzo di mettermi nei panni di un bosniaco per il quale l'intervento militare USA ha rappresentato la fine perlomeno della fase più terribile del conflitto. Ma le questioni sono ancora lì, tutte quante (si pensi soltanto a quel che potrà accadere nel Kosovo al momento della più che possibile indipendenza). E mi piace a questo punto anche un po' rovesciare la questione: sarà poi vero che "nessuno fece nulla"? Il problema mi sembra a volte essere diametralmente opposto: tutti hanno fatto troppo, per far andare al macello la Jugoslavia. Da ogni parte. [RV]

26/12/2006 - 14:44


Anche Adriano Sofri ci ha vissuto dentro, per la precisione tra le macerie di Sarajevo ... forse da lì era difficile avere una prospettiva diversa dal "non fecero abbastanza" e non invocare i bombardieri americani.

Per quanto mi riguarda, concordo con tutto il resto ... ancora una volta inquieta come a essere dotati di un minimo di lucidità il film era già chiaro dal 1989.

Mario

PS: quest'estate attraversando il Kosovo, il mio pullman montenegrino si è fermato in un posto tappa di fianco a tre pullman carichi di albanesi (facevano la tratta Skopje-Pristina-Tirana). Abbiamo mangiato vicini, fumato insieme, pagato in Euro. Con mia sorpresa, a Belgrado ho trovato in vendita per strada il documentario della BBC che racconta come si arrivò a quel macello. Come nel 1945, quando non restano che macerie è possibile ripartire da zero e ricostruire ...

Mario Ferrero - 1/9/2007 - 00:59


Riccardo ma come mai ci sei stato nel mezzo di quella guerra? eri la quando è successa? ps grazie per la traduzione della canzone!

chiara - 2/4/2010 - 19:14


Ci sono stato, Chiara, quando ancora facevo l'interprete e il traduttore (attività che ora praticamente svolgo solo per questo sito :-D): pur non conoscendo certo alla perfezione il serbocroato, ero stato "ingaggiato" per lavorare assieme ad alcune spedizioni "umanitarie" (sarebbe lungo spiegare il perché di queste virgolette, e magari un giorno lo farò). In tutto ci sono stato 4 volte tra l'inizio e il mese di settembre del 1993. Saluti cari!

Riccardo Venturi - 2/4/2010 - 19:56


Davvero? io faccio la 5' liceo e come argomento della tesina di maturità ho scelto proprio la guerra in Bosnia Erzegovina, è un argomento molto interessante, infatti stavo prendendo in considerazione l'anno prossimo di studiare proprio il serbocroato all'università!

chiara - 2/4/2010 - 20:12


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