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Glasgerion [Jack Orion]

anonimo


Lingua: Inglese


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English Popular Ballad
Musica/Music: Andrew Lancaster Lloyd (1961)
Child #67

L'inizio di Glasgerion nel Folio Percy. Visibili le note di Sir Thomas Percy.
L'inizio di Glasgerion nel Folio Percy. Visibili le note di Sir Thomas Percy.


Glasgerion è, nelle sue linee essenziali, una ballata tradizionale di remotissima antichità; un'antichità che spiega senza difficoltà l'estrema crudezza e brutalità della vicenda che vi viene narrata. Nella vera tradizione orale non ha mai goduto di molta popolarità, sia per la sua lunghezza, sia per il vero e proprio stupro che il giovane scudiero traditore compie nei confronti della Principessa; motivo per cui non si conoscono interpretazioni musicali del testo più antico e completo che possediamo (sia pure lacunoso in alcune parti), che proviene dal famoso Folio Percy (I, 248-252), redatto nel XVII secolo, una delle principali fonti per la conoscenza delle più antiche ballate britanniche e base delle Reliques of Ancient English Poetry di Sir Thomas Percy, testo fondatore del Romanticismo britannico.

George Sheridan Knowles (1863-1931): Glasgerion, olio su tela, 1897.
George Sheridan Knowles (1863-1931): Glasgerion, olio su tela, 1897.


Le più antiche ballate anglosassoni non devono essere state indifferenti agli echi della mitologia greca, almeno a giudicare dal presente testo, dove il protagonista è Glasgerion, ovvero Y Bardd Glas Keraint ("Keraint il Bardo Azzurro", ove "azzurro", in lingua gallese, significa "più importante, principale") dei Mabinogion, il bardo gallese che la leggenda vuole come uno dei mitici arpisti che Orfeo aveva fatto venire dalla Cambria (Galles) e dalla Caledonia (Scozia) per suonare assieme ai musici greci. Il nome del musico delle versioni inglesi più tarde, Jack Orion, sembra piuttosto una corruzione di Glasgerion (da pronunciare glaskèrrion) e non ha niente a che vedere con un'altra figura della mitologia greca, Orione (come da taluni era stato supposto). L'effetto che Glasgerion provocava quando suonava è espresso in modo molto efficace, anche se iperbolico, da un poeta popolare gallese:

Avrebbe fatto uscire i pesci dall'acqua
Ed acqua da una pietra,
O latte dal petto di una fanciulla
Che non aveva mai avuto bambini.


(Si notino le solite iperboli o "compiti impossibili" che sono un luogo comune, anzi comunissimo, delle ballate, da The Unquiet Grave a The Elfin Knight). La storia del terribile inganno ordito nei confronti di Glasgerion e della figlia del re sembra essere un'invenzione della ballata, o forse un avvenimento al quale è stata adattata la figura del bardo, presente anche nella House of Fame di Geoffrey Chaucer. Tutto questo servirà a dare una pur vaga idea dell'epoca in cui queste vicende devono essere nate: se Chaucer scriveva nel XIV secolo e la ballata, nelle sue linee, deve probabilmente risalire al XII secolo come messo in luce dal Child, la figura di Glasgerion si trova in opere gallesi che risalgono con certezza al VI/VIII secolo e che, in alcuni punti, riflettono credenze dell'Età del Ferro.

treesgardenCome detto, è molto difficile trovare delle interpretazioni moderne che vadano sotto il nome di Glasgerion; l'unica sembra essere quella che ne diedero i Trees nel 1970, nell'album The Garden of Jane Delawney. Ma, in realtà, la versione eseguita dai Trees è quella tardosettecentesca che va sotto il nome di Jack Orion, rimaneggiata nel 1961 dal folklorista e revivalista Albert Lancaster Lloyd, che ne scrisse anche la musica. Sebbene la terribile vicenda resti fondamentalmente immutata, il linguaggio di tale versione è meno crudo e il protagonista, invece di un arpista, è un comune, seppur virtuosissimo, fiddler; ovvero un suonatore del “violino popolare”. Quel che però rimane in più o meno tutte le versioni, è la bestemmia tirata dal protagonista quando scopre l'inganno dello scudiero, la quale doveva suonare veramente terrificante agli orecchi degli ascoltatori. Anche questo spiega la virtuale scomparsa della ballata dalla tradizione popolare autentica; da notare comunque che, sebbene le ballate tradizionali siano piene delle più terribili violenze contro le donne, specialmente in ambito domestico e familiare, quel che deve aver particolarmente contribuito a far considerare ripugnante questa ballata è lo stupro, estorto perdipiù con l'inganno, commesso da un giovane di sangue plebeo nei confronti di una donna della più alta aristocrazia (oltre al tradimento di uno scudiero nei confronti del suo padrone). Tutto ciò riflette, ovviamente, una società rigidamente classista.

Ancor prima dei Trees, la versione "lloydiana" di Jack Orion era stata interpretata, nel 1966, da A.L.Lloyd stesso e da Bert Jansch nell'album omonimo; la versione, assai più breve di quella più antica del Folio Percy, dura comunque quasi dieci minuti. Quando Bert Jansch “trasmigrò”, assieme all'amico John Renbourn nei Pentangle, vi trasmigrò anche Jack Orion, che da sola occupa tutto il lato B del fondamentale album Cruel Sister. I Pentangle ne diedero una memorabile versione "teatrale" a tre voci, con Bert Jansch che cantava la parte del narratore e di Glasgerion/Jack Orion, John Renbourn quella dello scudiero traditore e Jacqui McShee quella della principessa. Nell'arrangiamento dei Pentangle, Jack Orion dura circa 11 minuti.



Nell'inserire questa remota e crudele ballata nel percorso sulla violenza sulle donne, perché tale è la sua vicenda centrale accompagnata dall'inganno, è bene anche ricordare che il materiale espresso crudamente e esplicitamente nelle più antiche composizioni popolari riflette in ogni caso vicende reali, al di là dei loro protagonisti. Dagli echi sempre più flebili che hanno lasciato, traspare un mondo duro e violento che esse hanno registrato. [RV]
Glasgerion was a kings owne sonne,
And a harper he was good,
He harped in the kings chamber
Where cappe and candle yoode,
And soe did hee in the Queens chamber
Till ladies waxed wood.

And then bespake the Kings daughter,
And these words thus sayd shee [...]

Saide, Strike on, strike on, Glasgerrion,
Of thy striking doe not blinne,
Theres neuer a stroke comes ouer this harpe
But it glads my hart within.

Faire might you fall, Lady, quoth hee;
Who taught you now to speake?
I haue loued you, Lady, seuen yeere,
My hart I durst neere breake.

But come to my bower, my Glasgerryon,
When all men are att rest;
As I am a ladie true of my promise,
Thou shalt bee a welcome guest.

But hom then came Glasgerryon,
A glad man, Lord, was hee;
And come thou hither, Jacke, my boy,
Come hither vnto mee.

For the kings daughter of Normandye
Her loue is granted mee,
And before the cocke haue crowen
Att her chamber must I bee.

But come you hither, Master, quoth hee,
Lay your head downe on this stone,
For I will waken you, Master deere,
Afore it be time to gone.

But vpp then rose that lither ladd,
And did on hose and shoone;
A coller he cast vpon his necke,
He seemed a gentleman.

And when he came to that Ladies chamber
He thrild vpon a pinn,
The Lady was true of her promise,
Rose vp and lett him in.

He did not take the lady gay
To boulster nor noe bedd,
But downe vpon her chamber flore
Full soone he hath her layd.

He did not kisse that Lady gay
When he came nor when he youd;
And sore mistrusted that Lady gay
He was of some churles blood.

But home then came that lither ladd,
And did of his hose and shoone,
And cast that coller from about his necke,
He was but a churles sonne.

Awaken, quoth hee, my Master deere,
I hold it time to be gone, [...]

For I haue sadled your horsse, Master,
Well bridled I haue your steed;
Haue not I served a good breakfast
When times comes I haue need.

But vp then rose good Glasgerryon,
And did on both hose and shoone,
And cast a coller about his necke,
He was a Kinges sonne.

And when he came to that Ladies chamber
He thrild vpon a pinn;
The Lady was more then true of promise,
Rose vp and let him in:

Saies, Whether haue you left with me
Your braclett or your gloue,
Or are you returned backe againe
To know more of my loue?

Glasgerryon swore a full great othe
By oake and ashe and thorne:
Lady!, I was neuer in your chamber
Sith the time that I was borne.

O then it was your litle ffoote-page
Falsly hath beguiled me [...]

And then she pulld forth a litle pen-kniffe
That hanged by her knee;
Says, There shall never noe churles blood
Spring within my body.

But home then went Glasgerryon,
A woe man, good Lord, was hee,
Saies, Come hither, thou Iacke my boy,
Come thou hither to me.

For if I had killed a man to-night,
Iacke, I wold tell it thee;
But if I haue not killed a man to-night,
Iacke, thou hast killed three!

inviata da Riccardo Venturi - 13/10/2014 - 23:35




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi [1984].

glaskeraint


Proviene dal I Volume di Child Ballads. Ballate Popolari Angloscozzesi, pp. 198-202. Fu interamente realizzata nel luglio di quell'anno sulla spiaggia di Galenzana (Isola d'Elba). Il testo più antico di Glasgerion proviene da un manoscritto del XVII secolo; ed è un esempio compiuto di inglese seicentesco, nel quale il passato del verbo go mantiene ancora l'antichissima forma yoode o youd (went è un'innovazione tarda).
GLASGERION

Glasgerion era l'unico figlio d'un re,
Era un buon suonatore d'arpa;
Suonava l'arpa alla corte del re
Dove passavan calici e candelabri,
E così fece nelle stanze della regina
Facendo impazzire le dame.

Parlò allora la figlia del re
Dicendo queste parole [...]

Disse, "Batti, batti le corde, Glasgerion,
Non smettere di batter le corde;
Ogni colpo che quest’arpa vibra
Mi rende più allegra nel cuore."

"Che il cielo ti perda, signora", lui disse,
"Chi t'ha ordinato di parlare?
Io t'ho amata per sette anni
E non vorrei spezzarmi il cuore."

"Vieni nella mia camera, Glasgerion,
Quando tutti saranno a dormire;
Sono una donna di parola
E sarai un ospite gradito."

Glasgerion, allora, tornò a casa
Ed era un uomo felice davvero!
"Vieni qua, Jack, ragazzo mio,
Su, vieni qui da me:

La figlia del re di Normandia
Mi ha concesso il suo amore,
Nella sua camera dovrò stare
Prima che il gallo abbia cantato."

"Vieni qui, padrone mio", disse,
"Poggia la testa su questa pietra;
Ti sveglierò, padrone caro
Prima che sia tempo d'andare."

Ma quel giovinastro si svegliò prima,
Si mise le calze e le scarpe di lui;
Al collo si mise la sua collana,
Davvero sembrava un gentiluomo.

Quando giunse alla camera della dama
Prese il battente e bussò;
La donna mantenne la promessa,
Si alzò e lo fece entrare.

Lui non portò quella bella signora
Né a letto, né su un cuscino
Ma la distese sul pavimento,
Tutta quanta ve la sdraiò.

Non baciò quella dolce signora
Né quando entrò, né quando andò via;
La bella dama ebbe il sospetto
Che fosse di sangue plebeo.

Quando il giovinastro giunse a casa
E si tolse le calze e le scarpe,
Quando si tolse la collana dal collo
Sembrava solo il figlio d'un villano.

"Svegliati", disse, "caro padrone,
Credo sia ora che tu vada." [...]

"Ben ti ho sellato il cavallo, padrone,
Il tuo destriero ho imbrigliato bene;
Se non t'ho servito una buona colazione
È solo perché non ne ho avuto tempo."

Quando il buon Glasgerion si svegliò
S'infilò le calze e le scarpe,
Si mise una collana al collo,
Era proprio il figlio d'un re.

E quando giunse alla camera della dama
Prese il battente e bussò:
La donna fu ancor più di parola,
Si alzò e lo fece entrare.

Disse, "Forse hai lasciato da me
Il tuo bracciale od i guanti?
Oppure sei ritornato
Per conoscere ancora il mio amore?"
Glasgerion tirò una bestemmia orrenda
Sulla quercia, le ceneri e le spine:*

"Signora, non son mai stato da Lei
Dal giorno in cui sono nato."
"Allora è stato il tuo paggio
Che crudelmente mi ha ingannata!"

E tirò fuori uno stiletto
Che teneva appeso al ginocchio,
Dicendo, "Mai sangue d'un villano
Scorrerà dentro al mio corpo!"

Quando Glasgerion tornò a casa
Era un uomo davvero triste!
Dice, "Vieni qua tu, Jack, ragazzo mio,
Su, vieni qua da me!

Se io avessi ucciso un uomo, stanotte,
Jack, te lo avrei certo detto;
Ma non ho ucciso nessuno, stanotte,
E tu, Jack, ne hai uccisi tre!"

Sguainò la spada scura e lucente
E l'asciugò alla sua manica;
Mozzò la testa al malvagio giovane
Senza l'aiuto e il permesso d'alcuno.

Si mise la punta della spada sul petto,
L'impugnatura appoggiò a una pietra:
Per l'inganno di quel giovinastro
Quelle tre vite se n'erano andate!
* Cioè sulla quercia con la quale era stata fabbricata la croce di Gesù, sulle sue ceneri e sulle spine della corona.
Per i puritani standard inglesi, anche moderni, si tratta di una bestemmia veramente sanguinosa. (ndt)

14/10/2014 - 00:21




Lingua: Inglese

Jack Orion

Andrew Lancaster Lloyd.
Andrew Lancaster Lloyd.


È la versione interpretata e fatta conoscere da Bert Jansch nel 1966, nell'album omonimo. Probabilmente di origine tardosettecentesca, si tratta di una versione un po' edulcorata nel linguaggio ma comunque che non si allontana da quella più antica tramandata dal Folio Percy. La storia di questa versione è comunque controversa e riflette interventi arbitrari moderni che non sono stati infrequenti nel Folk revival degli anni '60. Fu infatti nel 1961 che, basandosi su una autentica versione stampata prima che la ballata scomparisse del tutto dalla tradizione orale, che lo studioso e folklorista Albert Lancaster Lloyd (1908-1982) compose una versione "modernizzata" e una melodia adatta (della versione più antica e anche di quelle più tarde non si è mai conosciuta la musica). Lloyd, che era anche cantante in proprio, la incise nel 1966 nell'album First Person con Dave Swarbrick ("Swarb") al fiddle: fu questa versione che fu poi ripresa da Bert Jansch e dai Pentangle. Nel 1968 era stata interpretata anche da Martin Carthy, ancora con Dave Swarbrick al fiddle, nell'album But Two Came By. In una nota nel libretto dell'album, Martin Carthy osserva interessantemente: ‘The song in its traditional form was, according to evidence at our [his and A. L. Lloyd’s] disposal, not very widespread, which serves to highlight one of the curious features of the folk revival, that is, the many songs which were not at all common in tradition are very commonly sung in the revival and vice versa.’ Nel 1970, infine, la sua versione più famosa e nella quale viene generalmente ricordata: quella dei Pentangle in Cruel Sister, interpretata a tre voci da Bert Jansch, John Renbourn e Jacqui McShee.

cruelsister
JACK ORION

Jack Orion was as good a fiddler
As ever fiddled on a string
He could make young women mad
To the tune his fiddle would sing

He could fiddle the fish out of salt water
Or water from a marble stone
Or milk from out of a maiden's breast
Though baby she'd got none

He's taken his fiddle into his hand
He's fiddled and he's sung
And oft he's fiddled unto the King
Who never thought it long

And he sat fiddling in the castle hall
He's played them all so sound asleep
All but for the young princess
And for love she stayed awake

And first he played at a slow grave tune
And then a gay one flew
And many's the sigh and loving word
That passed between the two

Come to my bower, sweet Jack Orion
When all men are at rest
As I am a lady true to my word
Thou shalt be a welcome guest

He's lapped his fiddle in a cloth of green
A glad man, Lord, was he
Then he's run off to his own house
Says, Tom come hither unto me

When day has dawned and the cocks have crown
And flapped their wings so wide
I am bidden to that lady's door
To stretch out by her side

Lie down in your bed, dear master
And sleep as long as you may
I'll keep good watch and awaken you
Three hours before 'tis day

But the rose up that worthless lad
His master's clothes did don
A collar he's cast about his neck
He seemed the gentleman

Well he didn't take that lady gay
To bolster nor to bed
But down upon the bower floor
He quickly had her laid

And he neither kissed her when he came
Nor when from her he did go
And in and out of her window
The moon like a coal did glow

Ragged are your stockings love
Stubbly is your cheek and chin
And tangled is that yellow hair
That I saw yestereen

The stockings belong to my boy Tom
They're the first come to my hand
The wind has tangled my yellow hair
As I rode o'er the land

Tom took his fiddle into his hand
So saucy there he sang
Then he's off back to his master's house
As fast as he could run

Wake up, wake up my good master
I fear 'tis almost dawn
Wake up, wake up the cock has crowed
'Tis time that you were gone

Then quickly rose up Jack Orion
Put on his cloak and shoon
And cast a collar about his neck
He was a lord's true son

And when he came to the lady's bower
He lightly rattled the pin
The lady was true to her word
She rose and let him in

Oh whether have you left with me
Your bracelet or your glove?
Or are you returned back again
To know more of my love?

Jack Orion swore a bloody oath
By oak and ash and bitter thorn
Saying, lady I never was in your house
Since the day that I was born

Oh then it was your young footpage
That has so cruelly beguiled me
And woe that the blood of the ruffian lad
Should spring in my body

Then she pulled forth a little sharp knife
That hung down at her knee

O'er her white feet the red blood ran
Or ever a hand could stay
And dead she lay on her bower floor
At the dawning of the day

Jack Orion ran to his own house
Saying, Tom my boy come here to me
Come hither now and I'll pay your fee
And well paid you shall be

If I had killed a man tonight
Tom I would tell it thee
But if I have taken no life tonight
Tom thou hast taken three

Then he pulled out his bright brown sword
And dried it on his sleeve
And he smote off that vile lad's head
And asked for no man's leave

He set the sword's point to his breast
The pommel to a stone
Through the falseness of that lying lad
These three lives were all gone.

inviata da Riccardo Venturi - 14/10/2014 - 00:59




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Jack Orion
Di Riccardo Venturi, 14 ottobre 2014

Due parole del traduttore. A suo tempo ero una specie di Talebano: nelle Child Ballads, Ballate popolari angloscozzesi (in 5 volumi, scritte tra il 1982 e il 1999) non c'è traccia di traduzioni delle versioni tarde. Solo quelle più antiche riportate da Francis James Child furono da me tradotte: ho passato anni in cui realmente avevo una scioltissima dimestichezza quotidiana con l'inglese di secoli fa, mentre mi trovavo in grosse difficoltà col libretto di istruzioni della lavatrice. Quindi il Jack Orion dei Pentangle, che pure conoscevo fin dalla fine degli anni '70, non lo avevo mai tradotto: fosse mai. Solo il Glasgerion del Folio Percy poteva ambire a essere preso in considerazione. Rimedio stasera, l'âge venu e calmati i bollenti spiriti di una gioventù passata nel passato più remoto. Non si tratta comunque di un inglese cui parecchi dei lettori siano abituati, coi suoi bower, i suoi bidden, i suoi were gone e i suoi yestereen.
JACK ORION

Jack Orion era il miglior violinista
Che mai avesse suonato su corda,
Faceva impazzire le giovani donne
Quando suonava una melodia sul suo violino

Avrebbe fatto uscire i pesci dall'acqua salata
O acqua da una lastra di marmo,
O latte dal petto di una vergine
Sebbene mai avesse avuto figli

Prese il suo violino in mano
E si mise a suonare e a cantare;
E spesso suonava al cospetto del Re
Che mai se ne aveva a annoiare.

E continò a suonare nella sala del castello
Finché, suonando, non li fece addormentar tutti;
E tutto questo a causa della giovane principessa
Che per amore se ne stava sveglia.

E prima suonò una melodia solenne e lenta
E poi ne fece sgorgare una allegra;
E molti furono i sospiri e le parole d'amore
Che scorsero fra quei due.

Vieni in camera mi, dolce Jack Orion,
Quando tutti saranno a riposare;
Sono una donna fedele alla mia parola,
Sarai un ospite ben gradito.

Ripose il violino in una tela verde
E, com'è vero Iddio, era un uomo felice;
Poi corse via a casa sua
E disse, Tom, vieni qui da me

All'alba, quando i galli avranno cantato
E ben sbattuto le loro ali,
Sono stato invitato a entrare da quella dama
Per distendermi al suo fianco.

Giaci pure nel tuo letto, caro padrone,
E dormi quanto più puoi;
Farò buona guardia e ti sveglierò
Tre ore prima che faccia giorno.

Invece si alzò, quell'indegno ragazzo,
E indossò i vestiti del suo padrone;
Si mise pure un colletto al collo,
Sembrava proprio un gentiluomo.

Beh, non prese quella bella signora
Sul capezzale e neanche sul letto,
La rovesciò giù sul pavimento
E rapidamente la montò.

Non le diede un bacio né all'arrivo
E neppure quando andò via;
Splendeva la luna come brace
Guizzando dentro e fuori dalla finestra.

Le tue calze sono stracciate, amore,
Hai le guance ispide di barba,
Pieni di nodi sono i tuoi capelli biondi
Che ho visto solo ieri sera.

Le calze sono del mio paggio Tom,
Sono le prime che mi son capitate in mano,
I capelli me li ha annodati il vento
Mentre cavalcavo per la campagna.

Tom prese il violino in mano
E cantò in modo insolente,
Poi tornò alla casa del suo padrone
Il più veloce che poté.

Svegliati, svegliati, mio buon padrone,
Temo che sia quasi l'alba,
Svegliati, svegliati, il gallo ha cantato,
È ora che tu vada.

Allora si alzò veloce Jack Orion,
Si infilò il mantello e le scarpe,
E si mise un colletto al collo,
Era davvero figlio di un signore.

E quando giunse alla camera della signora
Toccò leggermente il battente;
La signora fu fedele alla sua parola,
Si alzò e lo fece entrare.

Oh, lai lasciato qui da me
Il tuo braccialetto o un guanto?
Oppure sei tornato
Per fare ancora l'amore con me?

Jack Orion tirò una bestemmia sanguinosa
Sulla quercia, le ceneri e le amare spine:
Disse, Signora, non sono mai stato in casa tua
Dal giorno che sono nato.

Oh, allora è stato il tuo paggetto
Che mi ha ingannata così crudelmente,
Che sventura che il sangue di quel furfante
Scorra dentro al mio corpo.

Allora sguainò un pugnaletto acuminato
Che teneva appeso al ginocchio.

Sui suoi candidi piedi scorse il sangue
Prima che mano la potesse fermare;
E morta giacque sul pavimento della camera
Mentre spuntava il giorno.

Jack Orion corse a casa,
Disse, Tom, ragazzo mio, vieni qua da me.
Vieni qua che ti devo pagare,
E ben pagato tu sarai.

Se io avessi ucciso un uomo stanotte
Tom, io te lo avrei detto;
Ma tu non hai preso una sola vita, stanotte,
Tom, tu stanotte ne hai prese tre.

E allora sguainò la sua spada brunita e lucente
E se la asciugò sulla manica;
Poi troncò la testa a quel ragazzo dappoco
E non chiese il permesso a nessuno.

Si appoggiò la punta della spada al petto
E l'impugnatura a una pietra;
Per la falsità di quel ragazzo bugiardo
Quelle tre vite se n'eran tutte andate.

14/10/2014 - 02:05



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