Lingua   

Inno dell'Internazionale, o Inno della pace [Internazionale del lavoro; La Marsigliese dei lavoratori]

Stanislao Alberici Giannini
Lingua: Italiano

Scarica / ascolta

Loading...

Guarda il video

Loading...

Ti può interessare anche...

L'Internationale
(Eugène Pottier)
Inno dei lavoratori
(Filippo Turati)


Vai al testo
[1874/75]
Testo di Stanislao Alberici Giannini
Sull'aria della "Marsigliese".



Il canto interpretato da Michele Luciano Straniero.


" È uno fra i più famosi canti del primo anarchismo organizzato come movimento e risale al 1874. [1] L'autore, il dottor S[tanislao] Alberici Giannini, è fra i fondatori della Sezione Internazionalista di Massignano (Federazione Marchigiana) che si lega nel 1872 ai principi proclamati dal Fascio Operaio di Bologna in forte polemica con i mazziniani. L'Inno dell'Internazionale è pubblicato per la prima volta sul giornale 'L'Anarchia' di Firenze, n. 10 del 18 novembre 1877 [2] che fornisce alcune notizie di un certo interesse: 'Certi di fare un regalo gradito ai nostri lettori, e come memoria dell'indefesso propagatore dei principi Anarchici-Rivoluzionari, pubblichiamo oggi un Inno dell'Internazionale, che il non mai abbastanza compianto compagno nostro, Dott. Stanislao Alberici Giannini [3], ha dettato nel 1875.' Il giornale 'L'Anarchia' è stampato prima a Napoli poi a Firenze ed è costretto a chiudere a causa delle frequenti persecuzioni; ha, tra gli altri, come redattori Emilio Covelli e Andrea Costa. Il titolo del settimanale è dato perché 'L'Anarchia' è il programma degli insorti di Letino, di S.Lupo e di Gallo, paesi del Matese dove agli inizi del 1877 Malatesta, Cafiero e altri internazionalisti tentano una insurrezione popolare fra le popolazioni meridionali. Il gruppo di insorti è arrestato e processato a Santa Maria Capua Vetere. In una cascina di S. Lupo, dove la "Banda del Matese" ha sostato, è ritrovato appeso alla parete un cartello stampato alla macchia in cui è così commemorata la Comune di Parigi: 'Oggi 18 marzo 1877 ricordiamo il 18 marzo 1871. In questo giorno solenne il Popolo di Parigi insorgendo inaugurava la libertà Comunale, la emancipazione degli uomini. Grande il popolo e generoso. La grandezza e la generosità non gli valsero e la Comune cadde. Cadde lasciando un'eredità sanguinosa che noi abbiamo raccolto. Intorno al vessillo della Comune rivoluzionaria raccogliamoci o nuova generazione e combattiamo.' [4]

L'arresto della Banda del Matese.
L'arresto della Banda del Matese.


Una copia manoscritta dell'Inno dell'Internazionale, sostanzialmente identica a quella pubblicata su 'L'Anarchia' ma che presenta l'ultima strofa così modificata:

Ma nel dì della vendetta
Che vicina al cuor s'addita
Come belva inferocita
Da ogni lato ruggirà.
Pace, pace...

viene consegnata alle autorità da un militare [5] nel 1878. La pubblicazione in volantino stampato, non reperito, s'inserisce nel clima preinsurrezionale del settembre-ottobre 1878. La stampa viene effettuata clandestinamente da una tipografia che, nonostante vaste indagini, non viene scoperta. Oltre all'Inno presumibilmente nella stessa tipografia vengono stampati altri manifesti e volantini internazionalisti del periodo incitanti alla preparazione insurrezionale (che viene interrotta da numerosi arresti preventivi ai quali fa seguito l'attentato di Giovanni Passannante al re e l'imponente repressione che disarticola irrimediabilmente la Federazione Italiana). I Carabinieri inviano al Prefetto la copia del volantino con l'inno (procurata da un loro confidente) in data 4 settembre 1878. Ma il Prefetto ha già avuto da un suo personale confidente tre copie dello stesso volantino, affrettandosi a trasmetterle il 2 settembre al Ministero dell'Interno. Il 7 settembre comunica al Ministero, a seguito di ulteriori indagini, che il volantino è stato stampato a Napoli in oltre duemila copie. Il Ministero dell'Interno, due giorni dopo, invita il Prefetto a denunciare coloro che lo cantassero, qualora esso venisse musicato. Ma già il Prefetto di Benevento, con un telegramma del 7 settembre, informa il collega napoletano di aver saputo che l'Inno sarebbe stato cantato quella sera stessa dagli Internazionalisti napoletani nella festa di Pie' di Grotta. Il testo, secondo il questore, viene portato a Napoli, per esservi stampato, da Gaetano Grassi, 'giunto segretamente in città il 26 agosto [...] con istruzioni segrete e un inno [...] e ripartito per Firenze il 5 settembre.' È da ricordare che gli Internazionalisti fiorentini già da qualche mese incontrano notevoli difficoltà per la stampa di volantini e opuscoli (quello, già annunciato, che avrebbe dovuto contenere le canzoni di Andrea Costa è già stato dirottato ai compagni francesi). [6] La popolarità dell'Inno dell'Internazionale è grandissima tanto che Filippo Turati viene spinto a comporre anche lui un Inno dei Lavoratori: questo fatto viene rilevato da quasi tutti i canzonieri anarchici, anche del novecento, i quali fanno seguire al testo di Giannini quello di Turati...per ricordargli gli "errori" di gioventù.

[1] "L'inno è fatto risalire al 1875, cioè all'anno che segue i tentativi insurrezionali [...] Eppure lo riporterei all'estate 1874 per il contenuto aggressivo, per il riferimento ad una situazione di gravezza economica, di attesa insurrezionale, che preparò i moti del '74", cfr. G. Bosio, "I canti della Prima Internazionale in Italia", Movimento Operaio e Socialista, n. 1-2, 1965.
[2]L' "Inno dell'Internazionale" viene anche stampato su fogli volanti a firma del dott. Stanislao Alberici Giannini, senza data o altra indicazione, conservato presso l'Archivio di Statoa Bologna nell'incartamento del processo contr 18 internazionalisti imolesi svoltosia Bologna nel settembre 1879.
[3] S. Alberici Giannini muore a Collina (Marche) e ne dà notizia "La Plebe" del 18 novembre 1877. S.A. Giannini, attivo organizzatore nella Prima Internazionale, ha scritto opuscoli e articoli per la diffusione dell'ideale libertario. Citiamo "Ai fratelli Repubblicani", opuscolo pubblicato a Ripatransone nel 1871 [...] Il nome di S.A. Giannini appare in un elenco di processati nel 1876. [...]
[4] E. Forni, "L'Internazionale e lo Stato". Studi Sociali, Napoli, Tip. degli Accattoncelli, 1878, p. 419.
[5] Il manoscritto, per copia conforme, è firmato da Graziadei, tenente colonnello comandante l'Arma della provincia.
[6] L'intera documentazione in A.S. Napoli, Prefettura Gabinetto, b. 418.


Santo Catanuto - Franco Schirone, Il canto Anarchico in Italia nell'Ottocento e nel Novecento, ed. Zero in Condotta, 2a ed. Milano 2009, pp. 31-32.

Su leviamo alta la fronte
o curvati dal lavoro
già sul culmine del monte
splende il sol dell'avvenir.

I superbi eroi dell'oro
i pastori d'ogni greggia
sia nel tempio o nella reggia
fa quell'astro impallidir.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.

I signori ci han rubato
il sudor dei nostri padri
le sorelle ci han stuprato
ogni gioia ci rapir.

Ma un sol grido: morte ai ladri
sia dal campo all'officina
non più leggi di rapina
non più l'onta del servir.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.

Sotto vel di patrio amore
gittan l'odio tra fratelli
ma dovunque è un oppressore
un fratello oppresso sta.

Nostro è il mondo e di novelli
a noi sacri un patto adduce
e quel patto e vita e luce
fratellanza e libertà.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.

O giustizia nostra speme
il tuo regno affretta affretta
è da secoli che geme
la percossa umanità.

Ma nel dì della vendetta
questa plebe ognor tradita
come belva inferocita
da ogni lato insorgerà.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.

inviata da Riccardo Venturi - 11/9/2006 - 14:15


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano

La versione del 1894.

L'Inno dell'Internazionale nel corso del tempo subirà delle modifiche, anche sostanziali, tali da essere trasformato in un vero e proprio canto autonomo, anche musicalmente differente dall'originario testo di Alberici Giannini come è dimostrato dal seguente canto il cui testo viene sequestrato negli anni attorno al 1894.

Catanuto-Schirone, op.cit., p. 33. Testo depositato presso l'Archivio Proletario Internazionale di Milano.

L'INNO DELL'INTERNAZIONALE

All'armi o cittadini
All'armi o cittadini
Formate i battaglioni
Marciamo, marciamo
Da forti combattiamo
Fin che liberi sarem

Solleviam alta la fronte
O curvati dal lavoro
Che dal culmine del monte
Splende il sol dell'avvenir

Guerra ai vili eroi dell'oro
Ai pastori d'ogni gregge
Che dal tempio o dalla reggia
Fan quell'astro impallidir

Pace, pace al tugurio del povero
Dinamite ai palagi e alla chiese
Pugnaliam l'odiato borghese
Che alla fame e agli stracci insultò

All'armi o cittadini
All'armi o cittadini
Formate i battaglioni
Marciamo, marciamo
Da forti combattiamo
Fin che liberi sarem

I vigliacchi ci han rubato
Il sudor dei nostri padri
Le sorelle ci han stuprato
Ogni gioia ci rapì

S'alzi un grido: Morte ai ladri
Chi dal campo all'officina
Non più leggi di rapina
Troppo lungo fu il servir

Pace, pace al tugurio del povero
Dinamite ai palagi e alla chiese
Pugnaliam l'odiato borghese
Che alla fame e agli stracci insultò

Sotto il velo del patrio amore
Gittan l'odio fra i fratelli
E dovunque un oppressore
Un fratello che oppresso sta

Ma il dì della vendetta
Che vicino il cuor ci addita
Come belva inferocita
D'ogni lato ruggirà

Pace, pace al tugurio del povero
Dinamite ai palagi e alla chiese
Pugnaliam l'odiato borghese
Che alla fame e agli stracci insultò

E abbasso il lusso e le mode
Dinamite al monopolio
Combattiamo con tutto orgoglio
Chi bandisce la libertà

Su fratelli su compagni
Tutti poveri son servi
Cogli ignavi e coi protervi
Il transiger è verità

All'armi o cittadini
All'armi o cittadini
Formate i battaglioni
Marciamo, marciamo
Da forti combattiamo
Fin che liberi sarem

inviata da Riccardo Venturi - 1/7/2013 - 01:17


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano

La "parodia satirica" de L'Asino [1893].

asinus


Nel 1893, il giornale satirico L'Asino (che nel 1901 pubblicherà la storica e infedele traduzione italiana dell'Internazionale) riprende l'Inno dell'Internazionale aggiornandolo e trasformandolo in satira politica contro Umberto I e regina che "festeggiano" le nozze d'argento in un contesto politico e sociale tra i più drammatici della storia d'Italia postunitaria. È l'anno dello scandalo del Banco di Napoli a Roma, dei 30 emigrati italiani morti nelle saline di Aïgues-Mortes e dei tumulti antifrancesi di Roma e Napoli; l'anno in cui in Sicilia i soldati aprono il fuoco sui contadini reprimendo nel sangue il movimento dei Fasci Siciliani, l'anno in cui Umberto I firma i decreti per gli stati d'assedio in Sicilia e in Lunigiana. Aggiungendosi ciò alla cronica situazione del popolo affamato, taglieggiato dalle tasse, sfruttato e tiranneggiato dal reggente di Casa Savoia, quell'Umberto re che per lavarsi l'anima offre 500 mila lire per l'ospizio degli operai morti per causa di lavoro tanto da far suggerire alla graffiante satira de "L'Asino" un'epigrafe da mettere, in nome della borghesia, sulla porta del ricovero:

AI FIGLI
degli operai morti sul lavoro
A parziale restituzione
Dei denari datici dai loro padri.

L'INNO DELL'INTERNAZIONALE
Aggiornato da L'Asino

Solleviam alta la fronte
Già curvata dal lavor,
Che al confin dell'orizzonte
Si dilegua l'esattor!

Non più tane e spelonche pel povero
Ma palazzi e giardini all'inglese;
Com'è buono l'amato borghese
Che dal fronte ci terge il sudor!...

Benedetti i proprietari
Che ci dan pane e lavor!
Che ci aumentano i salari
Rimettendoci del lor!

Non più tane e spelonche pel povero
Ma palazzi e giardini all'inglese;
Com'è buono l'amato borghese
Che dal fronte ci terge il sudor!...

Se nel mondo, per dio!, non ci fossero
I pietosi e gentil possidenti,
Morirebber di fame e di stenti
Le famiglie degli agricoltor!

Non più tane e spelonche pel povero
Ma palazzi e giardini all'inglese;
Com'è buono l'amato borghese
Che dal fronte ci terge il sudor!...

inviata da Riccardo Venturi - 1/7/2013 - 01:36


in questo sito
http://tapazovaldoten.altervista.org/canzoni/la_marseillaise_cerlogne.html
una parodia della marsigliese (credo in dialetto valdostano)

Silva - 13/11/2013 - 16:48

Aggiungi...

 Nuova versione o traduzione   Commento   Segnala indirizzo per scaricare la canzone 

Pagina principale CCG
L'archivio Chi siamo Novità Guestbook Links

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org