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Insorgiam!

anonimo


Lingua: Italiano


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(anonimo)


[1942/43]
(Autore incerto o controverso)
(Uncertain or controversial author)

Firenze, 5 agosto 1944: La Brigata Partigiana "Vittorio Sinigaglia" entra in Oltrarno.
Firenze, 5 agosto 1944: La Brigata Partigiana "Vittorio Sinigaglia" entra in Oltrarno.


Il fiorentino Cesare Massai si trovava nel 1942 prigioniero politico a Castelfranco Emilia: La canzone sarebbe nata in carcere nell'autunno dello stesso anno, come componimento poetico, in occasione di un concorso indetto tra detenuti della sezione politica per celebrare l'anniversario della rivoluzione d'ottobre. Autore del testo Bruno Falaschi di Ponte a Elsa, autore della musica Alfredo Puccioni.

Massai venne liberato il 21 luglio 1943 ed è verosimile che Insorgiam, pubblicata poi dall'ARCI torinese su disco ed attribuita ad autori ignoti, sia tornata a Firenze con lui diventando di lì a pochi mesi l'inno della Brigata Sinigaglia.

Alessandro "Vittorio" Sinigaglia (1902-1944): "Negro, Ebreo, Comunista".
Alessandro "Vittorio" Sinigaglia (1902-1944): "Negro, Ebreo, Comunista".


Altre fonti la attribuiscono direttamente ad Igor Markevitch e ad Alessandro Sinigaglia.

Il testo qui trascritto è quello ricordato dai partigiani della brigata. Nel corso degli anni alla sua riscoperta è seguita una popolarità rinnovata, ed Insorgiam è entrato a far parte del repertorio di diverse formazioni toscane e non solo.
Insorgiam,
ci chiamano gli schiavi,
sbirri della Libertà,
i bastardi non figli degli avi
che fecero la nostra Unità.
Il fascismo ci rese ribaldi
vili servi del gran capital
freme a noi tra di noi Garibaldi,
muoia dunque chi vili ci fa.

Vanno sul mondo mosse
dal vento di vittoria,
van le Bandiere Rosse
a rinnovar la storia.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.

Insorgiam,
il mondo si solleva
contro i nostri sfruttator;
passa l'orda gigante e si leva
l'era nuova di pace e d'amor.
Ogni popolo è il solo padrone
della patria e del proprio avvenir;
non più guerre, non più distruzione,
solo forza che sa costruir.

Vanno sul mondo mosse
dal vento di vittoria,
van le Bandiere Rosse
a rinnovar la storia.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.

inviata da Io non sto con Oriana - 25/4/2012 - 14:14


Discografia - CANTI PARTIGIANI
Coro del Circolo Musicale A.R.C.I. "A.Toscanini" di Torino diretto da Enrico Lini
I Dischi Dello Zodiaco Vpa 8158



http://www.antiwarsongs.org/img/upl/canti_partigiani.JPGLato A
1. LASSÙ SULLE COLLINE DEL PIEMONTE (arr. Fausto Amodei)
2. VALSESIA (arr. Fausto Amodei)
3. AVANTI SIAM RIBELLI (arr. Fausto Amodei)
4. LA POTENTE (Anonimo)
5. FIGLI DI NESSUNO (arr. Fausto Amodei)
6. FISCHIA IL VENTO (arr. Fausto Amodei)
Lato B
1. RIMPIANTO DI UNA MAMMA (arr. Fausto Amodei)
2. O BELLA CIAO (arr. Fausto Amodei)
3. INSORGIAM (Anonimo)
4. PIETÀ L'È MORTA

Distribuzione Vedette Records - Via Lumière, 2 (Cinelandia) 20093 Cologno Monzese - Milano


I canti partigiani si ispirano ad una larga tradizione, esprimendo sentimenti, ricordi, speranze che hanno eco larghissima nell'animo popolare.
Le dure ed inflessibili leggi della guerriglia non permettono certo ai partigiani di fare dei loro canti un mezzo retorico e militaresco: i cori nascono in una lunga marcia in montagna, nelle baite fumose nei pochi momenti di tregua, con modificazioni successive, spesso con parole diverse, secondo le vallate e le formazioni.
Gli autori sono per lo più ignoti, si perdono nell'anima collettiva della Resistenza, sono essi stessi un'espressione corale.
I casi di canti partigiani creati integralmente sono rari; quasi sempre si tratta di vecchie canzoni alpine e montanare, proletarie e anarchiche, mutate nelle parole. È il caso di Avanti siam ribelli, canto libertario, che combattenti antifascisti insegnano ai giovani accorsi sulle montagne con parole parzialmente adattate.
La vicenda più tipica e forse meno nota è quella di "Fischia il vento" che si è imposto, soprattutto nei primi anni del dopoguerra, come canto della Resistenza italiana. I nostri soldati dell'Armir alla canzone popolare russa "Katiuscia" avevano adattato, in ucraino approssimativo, parole antimilitariste che cantavano in ogni occasione in faccia ai tedeschi. Con i superstiti della tragica ritirata, la Katiuscia viene in Italia e si trasforma in Fischia il vento.
Simili analogie ha la storia di "Pietà l'è morta!" , il bellissimo canto dei partigiani "GL" del Cuneense, le cui parole, sull'aria de "Sul ponte di Perati", sono state scritte da Nuto Revelli, maggiore degli alpini in Russia e poi noto comandante partigiano, autore di sconvolgenti memorie di guerra. In Pietà l'è morta! riecheggia l'amarezza e lo sconforto dei combattenti trascinati in una guerra ingiusta a fianco di un infido e inumano alleato ( "Che Dio maledica / chi ci ha tradito / lasciandoci sul Don / e poi è fuggito." ) e la fierezza consapevole della nuova realtà partigiana ("Tedeschi e traditori / l'alpino è morto / ma un altro combattente oggi è risorto" ).
Canzoni popolari come "Figli di nessuno", canti di altri Paesi (russi, croati, albanesi, francesi) con testi tradotti o modificati, costituiscono la parte fondamentale del canzoniere della Resistenza italiana.
Queste scelte sono determinate dalle dure esperienze delle lotte operaie e antifasciste, dagli episodi della seconda guerra mondiale, ma da esse emerge in modo evidente anche lo spirito aperto, universale della nostra gente, pronta a comprendere, ad apprezzare i valori e gli ideali degli altri popoli piuttosto che ad odiarli.
Lo spirito garibaldino, che il fascismo - l'antirisorgimento nel pensiero e nella azione - aveva cercato di offuscare, erompe con freschezza immediata da questi canti partigiani che la Resistenza ci ha dato e che, dopo vent'anni, ancora cosi attuali, scandiscono, con le nuove generazioni, il cammino del Paese per una più profonda giustizia, per una libertà più vera, per la fine di ogni oppressione e di tutti i militarismi.
Merito del curatore è di aver ricercato e scelto alcune canzoni più rappresentative e popolari e altre, molto belle, significative e sofferte, che per la prima volta trovano nei solchi di un disco il modo di farsi conoscere dai più, in un'interpretazione ed esecuzione veramente eccellenti, capaci di coglierne il nucleo poetico essenziale.
MAURIZIO MILAN

gianfranco - 20/11/2014 - 21:49


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