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Χωρίσαμ’ ένα δειλινό

Babis Bakalis / Μπάμπης Μπακάλης
Language: Greek (Modern)

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(Apostolos Kaldaras / Απόστολος Καλδάρας)
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(Ernesto Bassignano)


Horísam' ena deilinó
[1944]
Στίχοι: Αλέκος Γκούβερης
Μουσική: Μπάμπης Μπακάλης κι Αποστόλης Καλδάρας, αργότερα Βασίλης Τσιτσάνης.
Scritta da Alekos Gouveris
Musica di Babis Bakalis e Apostolos Kaldaras, più tardi Vasilis Tsitsanis.
Nota sull’attribuzione: confrontandomi con Gian Piero Testa – questa pagina infatti è stata scritta a quattro mani, che Bartleby con ‘sti rebeti non se la sarebbe mai cavata da solo – alla fine ho deciso di attribuire la canzone a Babis Bakalis perché mi sono convinto che la storia raccontata (meglio, “raccantata”) è sua e pure la musica e che Vasilis Tsitsanis – come spesso accadeva nel mondo rebetiko - se la sia ascritta solo in seguito, forse nel 1947, di certo a guerra finita,
Aggiungo ancora che la prima incisione nota dovrebbe essere quella di Πρόδρομος Τσαουσάκης (Prodromos Tsaousakis) con Ιωάννα Γεωργακοπούλου (Ioanna Georgakopoulou) risalente al 1947 (Δίσκος Columbia DG 6626).

Questo che appare come un semplice bel rebetiko dell’amore perduto cela invece una storia di guerra, di persecuzione e, forse, di salvezza.
Dico “forse” perché mentre su questa pagina dedicata ad una celebrazione della Giornata del Ricordo dell’Olocausto, pagina ospitata sul sito della Duke University del North Carolina, si dice che la canzone racconti di una giovane greca ed ebrea catturata dai nazisti nel 1943 e finita in qualche campo di sterminio, invece l’autore, Alekos Gouveris, racconta, così come riportato nel quarto volume dell’ “Antologia del Rebetiko” di T. Schorelis (Atene, 1977-1987):

“Era il 1944. […] C’erano venditori al mercato nero, altri esemplari dei bassifondi e partigiani. Questi ultimi non venivano certo per divertirsi ma per i loro ‘contatti’. Babis Bakalis era solo un ragazzo, era nato nel 1919, e si era innamorato di una ragazza ebrea. Poi le cose cominciarono a peggiorare. Capimmo chiaramente che da un momento all’altro avrebbero preso la ragazza del nostro amico e ne avrebbero fatto sapone. E dico “noi” perché allora chiunque creasse problemi alla ragazza di un nostro amico era come se li creasse a nostra madre… Abbiamo pensato che, data la situazione, la cosa migliore fosse mandare la ragazza in montagna. Uno dei ‘contatti’ dei partigiani la prese e la portò lassù. Lei è ancora viva. Salvammo una vita. […]
Al mattino seguente ci trovammo in un caffè di Trikala, il “Black Cat”. La notte avevo scritto i versi di Χωρίσαμ’ ένα δειλινό. Apostolos Kaldaras e Babis Bakalis ci misero la musica, una bellissima musica. Più tardi, a guerra finita, Tsitsanis la sentì, gli piacque e ci mise una musica sua … Ora, perché il mio amico Tsitsanis nasconda ciò [che la musica originale non era sua, ndr] sono fatti suoi. Testimoni mi sono Kaldaras e Bakalis…”



Spero davvero che Gouveris non si sia sbagliato e che quella ragazza ebrea sia sopravvissuta, perché se l’occupazione italiana, tedesca e bulgara fu devastante per l’intera Grecia (penso ai 300.000 morti di fame tra il 1941 ed il 1942 nella sola area di Atene, o ai massacri indiscriminati dei nazisti ed in particolar modo dei ferocissimi alleati bulgari che, per esempio, a Drama e dintorni nell’autunno del 1941 assassinarono in poche settimane circa 15.000 civili…), gli ebrei soffrirono molto più di tutti gli altri. L’86% di loro sparirono divorati dalla furia genocida degli occupanti… Basti pensare che a Tessalonica (Salonicco) nel 1913 c’erano oltre 61.000 ebrei, il 39% della popolazione, e nel 1942 la comunità era ancora così numerosa - circa 53.000 persone - da riuscire ad autotassarsi per pagare ai tedeschi un ingente riscatto per non subire la deportazione… Quelli si presero i soldi e poi nel marzo dell’anno seguente li deportarono lo stesso, in 46.000: meno di 2000 fecero ritorno… Oggi a Salonicco sono forse anche meno. (fonte: en-wikipedia)
Χωρίσαμ’ ένα δειλινό
με δάκρυα στα μάτια.
Η αγάπη μας ήταν γραφτό
να γίνει δυό κομμάτια.

Πονώ σαν συλλογίζομαι
τα όμορφα τα βράδια,
που μου ‘δινες, γλυκά-γλυκά,
όρκους φιλιά και χάδια.

Με μια λαχτάρα καρτερώ
και πόνο στη καρδιά μου,
ίσως γυρίσεις γρήγορα
ξανά στην αγκαλιά μου.

Contributed by Bartleby & Gian Piero Testa - 2011/2/15 - 08:54




Language: English

Traduzione inglese da Abravanel, the Blog.
WE PARTED IN SUNDOWN

We parted in sundown
with tears in the eyes
our love was meant
to become two pieces

I hurt when I think
the beautiful nights
that you gave me sweetly sweetly
oaths, kisses and caresses

With a longing I wait
and pain in my heart
maybe you will return soon
back in my arms.

Contributed by Bartleby & Gian Piero Testa - 2011/2/15 - 08:55




Language: Italian

Gian Piero Testa
Traduzione italiana di Gian Piero Testa.
CI SEPARAMMO UNA SERA

Ci separammo una sera
con le lacrime agli occhi.
Era scritto che il nostro amore
finisse in due pezzi.

Soffro quando penso
alle belle serate,
quando con tanta dolcezza mi davi
giuramenti baci e carezze.

Con passione aspetto
e con un dolore in cuore,
forse tornerai presto
di nuovo tra le mie braccia.

Contributed by Bartleby & Gian Piero Testa - 2011/2/15 - 08:56


Complimenti a entrambi per la segnalazione e traduzione. La foto poi la trovo particolarmente intensa ed evocativa, dove l'avete trovata?

Raf - 2011/2/20 - 23:08


Ciao Raf,

leggo solo adesso il tuo intervento...
La foto, così evocativa di un momento tanto terribile, è tratta dal Bundesarchiv tedesco ed è stata scattata il 25 marzo del 1944 a Giàninna, probabilmente da un "buon" soldato tedesco di nome Wetzel, chissà, magari di una qualche sezione della propaganda di Goebbels...
Su questo blog in lingua greca e inglese, Abravanel, the Blog, trovi la foto in questione e molte altre από το Ολοκαύτωμα στα Ιωάννινα, accompagnate dalla seguente didascalia:

"On the Saturday morning of the 25th of March 1944, the day of the Annunciation of the Virgin and Greek Independence Day, the christians inhabitants of Ioannina, Greece which were gathered in the Metropolis in the difficult times of the Occupation witnessed instead the arrest of 2.000 Jews which belonged to the bimillenial community of Ioannina (Yannena); after their initial transport to the greek city of Larisa they ended in Auschwitz and in smaller death camps where 1.850 were murdered , most of them just a few hours after their arrival. The photos were taken by the German Army and are property of the Bundesarchiv which has released them under a special wikimedia licence"

Sullo stesso blog viene fornito questo link ad un documento tradotto in inglese contenente la testimonianza di Roza Besso Isaacs, una cittadina ebrea di Giànnina deportata con 2000 correligionari ad Auschwitz, proprio insieme alla donna di quella fotografia. La testimone ricorda fra l'altro che uno dei boia di Auschwitz, da lei personalmente riconosciuto come colui che frustò sua madre e in seguito fece impiccare tre prigioniere francesi, era Kurt Waldheim, diventato poi un diplomatico di alto rango e nel 1971 addirittura segretario generale delle Nazioni Unite per due mandati, fino al 1981, morto carico di onori e nel suo letto non molti anni fa...

Purtroppo la donna della foto non è mai stata identificata, nonostante i tentativi fatti dalla comunità ebraica dei greci di Giànnina a New York, riunita nella Kehila Kedosha Janina.

Bartleby - 2011/5/10 - 22:55


Devo correggermi... sono stato indotto in errore dal fatto che sul sito della comunità ebraica dei greci di Giànnina a New York citato cercassero ancora contributi per l'identificazione di quella donna della fotografia...

Invece, su quest'altra pagina dello stesso sito "The Crying Woman" viene identificata per FANI HAIM SVOLIS, allora diciannovenne, unica sopravvissuta della sua famiglia sterminata dai nazisti e morta ad Atene all'età di 83 anni nel 2008.

Ora abbiamo anche il nome della donna in lacrime in quella foto che racconta più di tante parole di quei momenti, di quegli anni terribili... Abbiamo il suo nome e, per fortuna, sappiamo che è sopravvissuta all'Olocausto, proprio come la fidanzata di Babis Bakalis nella sua canzone...

Bartleby - 2011/5/10 - 23:16


Ancora grazie a te Bartleby per le notizie circa la foto della "donna in lacrime";
non ti preoccupare per le risposte in ritardo, non siamo a lavoro, e anche se lo fossimo sarebbe uguale.
Grazie anche a Gian Piero Testa, anzi a proposito di ritardi, approfitto dell'occasione per ringraziarlo pubblicamente per le belle traduzioni di Kavvadias che mi ha inviato via mail (che invidia...).
A presto, saluti

Raf - 2011/5/11 - 12:56



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