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Osposidda

Piero Marras


Lingua: Sardo

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Nuraxi
(Askra)
L'hana mortu cantande
(Pietro Mura)
Su patriottu Sardu a sos feudatarios [Procurad' e moderare]
(Francesco Ignazio Mannu)


(P.Pillonca- Piero Marras)

La storia che vi raccontiamo risale a vent’anni fa, ed è una storia tragica di banditismo sardo vero, nel quale i cattivi diventano leali e i probi, col sangue de sa justhitzia, perfidi. Era la sera del 19 gennaio del 1984. Quattro fuorilegge sequestrarono l’imprenditore di Oliena Tonino Caggiari, ma furono subito intercettati ad Osposidda, nel monte Corrasi, (tra Orgosolo e Oliena) da una “pattuglia” di civili olianesi immediatamente postisi alla ricerca del compaesano. Tale manifestazione fu l’espressione de Sa kirka o de Su Kertu, così chiamata a secondo della variante linguistica, la quale rispondeva all’istituto antichissimo della radicata cultura sarda comunitaria, che impegnava gli abitanti dei rispettivi paesi colpiti dai furti di bestiame in genere (o in questo caso da sequestro), ad andare alla ricerca della cosa rubata per restituirla al proprietario. Ricevuto l’allarme, le forze dell’ordine raggiunsero, quindi, quella località: con circa cinquecento tra carabinieri e poliziotti, ma con i civili furono quasi mille gli uomini che accerchiarono i quattro latitanti più l’ostaggio. I fuorilegge non vollero arrendersi, diranno gli inquirenti, e la conseguenza fu un conflitto a fuoco durato almeno quattro ore: una vera e propria battaglia. Fu una carneficina. Sul campo rimasero i quattro latitanti più un poliziotto. Erano rispettivamente Tore Fais di Santulussurgiu, Francesco Carta di Noragugume, Giovanni Corraine di Orgosolo, Peppino Mesina anche’egli di Orgosolo e il sovrintendente Vincenzo Marongiu di Mogoro. Sui corpi dei banditi non fu possibile eseguire l’autopsia, tanto erano dilaniati dalle pallottole. Ciò che seguì fu uno spettacolo macabro che si credeva appartenere al passato, a quei tempi tanto famosi di “caccia grossa”: le forze dell’ordine in posa sorridenti accanto al morto ammazzato. Ma il culmine fu raggiunto quando i quattro corpi furono caricati in distinte camionette e portati in trofeo per le vie di Nuoro a sirene spiegate, ma a passo d’uomo, come il rituale rientro dalla caccia al cinghiale. I banditi, benché “banditi”, dimostrarono di essere più civili: liberarono l’ostaggio in un momento in cui potevano utilizzarlo come scudo. La pietà dei fuorilegge non fu ricambiata e anche da morti fu loro riservato, proprio da coloro che avrebbero dovuto comportarsi all’esatto contrario, il disprezzo e un trattamento disumano. La condotta delle forze dell’ordine rientrava nella strategia bellica esposta nella massima «Percere Subiectis et debellare superbos» ( «Perdonare quelli che si sottomettono e sconfiggere i superbi», dall’Eneide di Virgilio) dal rappresentante dello Stato Luigi Lombardini, ora defunto, il giorno dopo la strage ( su “La Nuova Sardegna” del 21 gennaio 1984), mentre il procuratore generale Giuseppe Villa Santa giustificò quella strage come “necessaria” e parlò apertamente di “Vittoria dello Stato”. Questi fatti colpirono non poco le coscienze dei sardi e la stessa Chiesa isolana si pronunciò per voce dell’allora vescovo di Nuoro monsignor Melis: «Non si deve dimenticare che la misericordia non è in contrasto con la giustizia, ma la eleva e la supera: è in altre parole una forma superiore di giustizia che va alla radice della riconciliazione fra gli uomini» ( “La Nuova Sardegna” del 27 gennaio 1985). Ad Osposidda non mancano mai i fiori.

LENARDU SARDU
Allumadas de fogu
chimbe carenas fritas:
tintu a ruju an su logu
in oras malaitas.
Ballas graes at rutu
in sas frunzas d’armidda.

Chie bos faghet lutu
mortos de Osposidda?
A sa tzega sas armas
fiores an brujadu:
sun negadas sas parmas
a su malefadadu.

S’istudat in su putu
un’urtima ischintidda:
chie bos fachet lutu
mortos de Osposidda?

Sonende bos passizan
finas in s’istradone:
omines assimizan
a peddes de sirbone.

Sa pietade at sutu
ranchida sa mamidda :
chie bos fachet lutu
mortos de Osposidda?

Ti essit dae su coro
su sambene caente :
mancu medaglia ’e oro
tana dadu, Pitzente.

Pianghene a sucutu
pitzinnos e pobidda:
chie bos faghet lutu
mortos de Osposidda?

Cantu tempus ancora
p’at a cherrer, o frade,
pro chi nd’essamus fora
de sa barbaridade
e no canten su mutu
sas feminas de idda ?

Chie bos fachet lutu
mortos de Osposidda ?

inviata da Egon - 21/2/2010 - 03:18



Lingua: Italiano

Traduzione italiana
OSPOSIDDA

Balenii di fuoco.
Cinque corpi freddi han tinto
la terra di rosso
in ore maledette.

Pallottole pesanti
son cadute sui ramoscelli di timo.

Chi vi piangerà
morti di Osposidda?

Alla cieca le armi
han bruciato i fiori.
Si spegne nel pozzo
un’ultima scintilla.

chi vi piangerà
morti di Osposidda?

Al suono di clacson
vi esibiscono per la strada.
Assimilano uomini
a pelli di cinghiale.
La pietà ha succhiato un seno amaro.

Chi vi piangerà
morti di Osposidda?

Ti esce dal cuore il sangue caldo,
ma nemmeno la medaglia d’oro ti han dato, Vincenzo. Piangono singhiozzando
i bambini e la moglie.

Chi vi piangerà,
morti di Osposidda?

Quanto tempo ancora ci vorrà, fratello,
per uscire dalla barbarie
e perché le donne del paese
non cantino lamenti funebri?

Chi vi piangerà,
morti di Osposidda?

22/2/2010 - 18:20


in realtà erano presenti 200 volontari di Oliena e 100 tra militari e carabinieri.. non 1000! e il fatto è successo nel gennaio 85 non nell' 84. solo per dovere di cronaca!

giovanni - 24/2/2011 - 12:01


Francesco Carta non era li perchè a oggi e ancora vivo
non ce bisogno di scrivere cazzate
Angelo P

Angelo Pirosu - 11/8/2011 - 01:05


Ho in mente il ricordo chiaro e vivo di quel giorno, di quel drammatico giorno. Un mese di gennaio freddo, molto freddo, anzi gelido... Tutte le più elementari regole di giustizia umana, furono eliminate assieme ai 'rivoltosi'. La pietà completamente uccisa da chi avrebbe dovuto curarla, non tanto per rinnegare il proprio mestiere, ma di più come principio alla base dell'esistenza stessa. Invece no, la foga di uccidere, di cancellare, di colpire ed eliminare l'errore, ha prevalso su tutto e tutti. Quanto dolore, quanto rimorso e quanti rimpianti saranno stati a venire dopo nelle coscienze di coloro, che il 18 gennaio si sono improvvisati 'eroi' per il solo fatto di avere assaporato il gusto acre e malvagio della coltre nebbiosa lasciata dalla polvere da sparo. E quanto dolore nelle case, povere un pò di tutto... !

Rino - 28/12/2011 - 23:25


Si parta comunque dal principio di tutto. Un essere umano viveva in libertà, questa gli fu tolta da altri esseri in questo caso disumani. Si parta da questo per valutare Osposidda. Tutto il resto poi é discutibile ma la volontà di coartare profondamente un altro essere umano é un dato di fatto.

Roberto - 17/3/2012 - 20:41


tutta colpa della crisi, la sardegna sarebbe abbandonata dallo stato, la sardegna paga le tasse come le pagano gli italiani... alla sardegna mandano miseria al posto del lavoro...
la sardegna sarebe zona franca,... vedi dorgali zona franca... gasolio costa 73 centesimi il litro.
ciao.
(benito)

5/5/2013 - 18:27


la sardegna sarebbe zona franca da oltre 65 anni,
i politici non ve lo rivelano.,.. massa di ladri.

5/5/2013 - 18:31


este ora de cumbattere pro sa nostra libertade de sa ignoranza e da sa malapedde !!!

10/7/2013 - 19:59


Bellissimo articolo.....come al solito si ragiona all' Italiana...si tende a martirizzare i criminali e a colpevolizzare la Polizia....e poi vi lamentate se l' Italia va avanti cosi???...

Paolo Cinus - 28/8/2013 - 11:35


Caro Roberto, vedi, nella mia vita ho imparato tante cose, come del resto accade a tutte le persone sagge, non che io sia un saggio con la esse maiuscola! Ma una cosa assai sgradevole e indegna è seza dubbio condannare e sentenziare ancor prima di una giusta e concreta certezza le persone che per sventura, per volontà o per circostanze varie finiscono in quei meccanismi giudiziari dai quali praticamente non se ne esce piu! Lo sai perchè? Perchè anche se sei innocente, o la tua colpa e in percentuale minima, ci saranno altre persone che faranno di tutto per far risultare il contrario, per ragioni che sono facilmente intuibili. Oggi per ottenere un qualcosa si travolge ogni regola d'Umanità e buon senso. Quindi,alla fine resti solo, proprio solo, con nessuno che crede nella tua verità, nella tua innocenza, nella tua onestà. Da qui, il passo verso l'abisso è breve. Prevarrà allora l'istinto del rancore, della ritorsione verso chiunque, scompariranno tante forme di paura, dando spazio alle sfide più cruente, anche a costo della stessa vita (già messa in conto) poichè ormai ti hanno sostanzialmente "bruciato" l'esistenza (a torto o ragione!). Io personalmente, propendo per la chiarezza, questo mi ha portato a capire che in ogni essere umano c'è l'animo buono.

Rino - 28/8/2013 - 16:12


ho 46 anni, la storia di Osposidda non la conoscevo ,ho letto col cuore pieno di lacrime la storia, siamo uomini non boia, sbagli meriti la punizione, non una condanna arbitraria da uomini che quella legge la devono difendere e rappresentare, omines assimizan a peddes de sirbone ,questa è la volontà di creare altro odio dove ti aspetti qualcos altro. sarà una catena senza fine,odio chiama odio e le guerre le morti non avranno mai fine,sino a che non saranno altri i sentimenti che sonnende bos passizan in s istradone .. elisa 31 ottobre 2013

31/10/2013 - 09:50


Caro Rino, cosa intendi quando scrivi "la foga di uccidere, di cancellare, di colpire ed eliminare l'errore "? Le elementari regole di umanità, ancor prima che di giustizia, erano state infrante da coloro i quali hanno privato della libertà un cittadino onesto e generoso. Le forze dell'ordine avranno fatto i loro sbagli ma non dimentichiamoci che se non ci fosse stato il sequestro non ci sarebbe stato nemmeno questo tragico epilogo.

Massimo - 21/1/2016 - 11:53


I sequestratori hanno sbagliato,pagando con la vita,ma hanno riscattato il loro sbaglio,liberando l'ostaggio.Le forze dell'ordine hanno fatto il loro dovere,sono intervenuti,ma dai fatti,sono andati oltre.Ecco come si trasforma una vittoria in sconfitta.

Antonio. - 2/2/2016 - 18:39


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