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Corrandes d'exili

Pere Quart
Lingua: Catalano

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[1947]
Poesia di Pere Quart
Musica e interpretazione di:
1. Lluís Llach (1973)
In album: T'estimo (1984)
Ripresa anche da Sílvia Pérez Cruz
2. Ovidi Montllor (1942-1995)
In album: A Alcoi (1974)
Poema de Pere Quart
Música i interpretació de:
1. Lluís Llach (1973)
A l'àlbum T'estimo (1984)
Interpretada també per Sílvia Pérez Cruz
2. Ovidi Montllor (1942-1975)
A l'àlbum A Alcoi (1974)


Il testo è una poesie di Pere Quart (1899-1986), pseudonimo di Joan Oliver i Sallarès, uno dei maggiori poeti contemporanei in lingua catalana, esiliato durante il franchismo.

LLuís LLach
LLuís LLach
Pere Quart.
Pere Quart.




La poesia fu scritta dall'autore nel 1947, mentre si trovava in esilio a Santiago del Cile dove era arrivato grazie all'aiuto di Pablo Neruda; fu pubblicata dapprima nella rivista in lingua catalana Germanor (“Fratellanza”), pubblicata a Santiago, e poi nella raccolta Saló de tardor (“Salone d'autunno”), di cui rappresenta l'inizio del IV capitolo. È una poesia dedicata agli esuli repubblicani fuggiti nel 1939 dopo la sconfitta nella guerra di Spagna, e quindi dedicata anche a se stesso, dato che Pere Quart era uno di quegli esuli dopo aver militato attivamente in campo repubblicano.

La poesia consta di otto strofe in eptasillabi, secondo lo schema della cosiddetta art menor catalana, con alternanza di cinquine e quartine; la rima è regolare. E' divenuta una delle più popolari poesie in lingua catalana, oltre che per il suo tema, per essere stata musicata a più riprese. Per primo la musicò e cantò Lluís Llach, nel 1973, anche se in album è presente solo da T'estimo (“Ti amo”) del 1984. La versione di Llach è stata ripresa recentemente da Sílvia Pérez Cruz, da sola o assieme a Refree:



L'anno dopo (1974), la poesia fu musicata anche da Ovidi Montllor e inserita nell'album A Alcoi, nel quale recita anche Pere Quart stesso:



La poesia è stata interpretata, nelle sue due armonizzazioni, anche da numerosi altri cantanti e gruppi catalani (recentemente dagli Immigrasons). [RV]

Una nit de lluna plena
tramuntàrem la carena,
lentament, sense dir res...
Si la lluna feia el ple
també el féu la nostra pena.

L'estimada m'acompanya
de pell bruna, l'aire greu,
com una Mare de Déu
que han trobat a la muntanya.

Perquè ens perdoni la guerra,
que l'ensagna, que l'esguerra.
Abans de passar la ratlla,
m'ajec i beso la terra
i l'acarono amb l'espatlla.

A Catalunya deixí
el dia de ma partida
mitja vida condormida;
l'altra meitat vingué amb mi
per no deixar-me sense vida.

Avui en terres de França
i demà més lluny potser,
no em moriré d'enyorança
ans d'enyorança viuré.

En ma terra del Vallès
tres turons fan una serra,
quatre pins un bosc espès,
cinc quarters massa terra,
com el Vallés no hi ha res.

Que els pins cenyeixin la cala,
l'ermita dalt del pujol;
i a la platja un tenderol
que batega com una ala.

Una esperança desfeta,
una recança infinita,
i una pàtria tan petita
que la somio completa.

inviata da Riccardo Venturi - 31/7/2005 - 23:26


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Lingua: Spagnolo

Versione spagnola (castigliana), dal sito ufficiale
Traducció al castellà del site oficial
Traducción al castellano desde el sitio oficial


COPLAS DE EXILIO

En noche de luna llena
atravesamos la sierra
lentamente, sin hablar,
La luna en su plenilunio
y nuestra pena a la par.

Tez morena y aire grave
la amada que me acompaña,
cual la Virgen bronceada
que hallaron en la montaña.

Para que se nos perdone
la guerra que la quebranta
me tiendo y beso mi tierra,
con el hombro la acaricio,
antes de pasar la raya.

En Cataluña dejé
el día de mi partida
media vida adormecida.
Me llevé la otra mitad
para no quedar sin vida.

Ahora en tierras de Francia,
luego más lejos tal vez,
no moriré de añoranza:
de añoranza viviré.

En mi tierra del Vallès
tres cerros son una sierra,
cuatro pinos bosque espeso,
cinco sogas harta tierra.
¡No hay nada como el Vallès!.

Los pinos ciñen la cala,
una ermita en la lometa
y allá en la playa un toldillo
que parece que aletea.

¡Una esperanza perdida!
¡Gran pesar más gran dolor!
Y una patria tan pequeña
que la sueño de una vez.

1/8/2005 - 10:43


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Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
24 marzo 2014


1970: Pere Quart recita alcune strofe delle Corrandes d'exili al Festival della Letteratura Catalana, a Barcellona. Al termine il pubblico grida Llibertat! Llibertat!

STROFE D'ESILIO

Una notte di luna piena
attraversammo la sierra
lenti, senza dir niente...
Se la luna era piena,
lo era pure la nostra pena.

L'amata mi accompagna,
scura di pelle, l'aria grave
(come fosse una Madonna
trovata su in montagna).

Perché ci perdoni la guerra
che la insanguina e spezza,
prima di passar la frontiera
m'inchino e bacio la terra,
la accarezzo con la spalla.

In Catalogna ho lasciato,
il giorno della partenza,
mezza vita addormentata;
l'altra metà è qui con me
per non lasciarmi senza vita.

Oggi in terra di Francia,
domani, forse, più lontano.
Non morirò d'ignoranza,
ma d'ignoranza vivrò.

Nella mia terra del Vallès
tre picchi fanno una sierra,
quattro pini un bosco fitto,
cinque moggi tanta terra,
come il Vallès non c'è nulla.

I pini cingon la cala,
la cappella sul poggiolo;
sulla spiaggia un tenduolo
sembra sbatter come un'ala.

Una speranza disfatta,
uno sconforto infinito
e una patria sì piccina
che la sogno tutta intera.

24/3/2015 - 18:38


enyorança in italiano significa nostalgia, non ignoranza.

ramon mantovani - 2/9/2015 - 19:06

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