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Piazza, bella piazza

Claudio Lolli


Lingua: Italiano


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Testo e musica di Claudio Lolli
da "Ho visto anche degli zingari felici" (1976)
Ho visto anche degli zingari felici

9 agosto 1974, Piazza Maggiore, funerali delle vittime della strage dell'Italicus
9 agosto 1974, Piazza Maggiore, funerali delle vittime della strage dell'Italicus


Era il 1976. Al cinema era l’anno di Missouri di Sean Penn con Marlon Brando e Jack Nicholson, ma anche l’anno in cui veniva condannato al rogo “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci; l’anno dell’esordio in musica di Massimo Bubola e l’anno in cui il Torino giocava per l’ultima volta in Coppa dei Campioni, e la classifica dei dischi più venduti era guidata da “Sei forte papà” di Gianni Morandi, “Johnny Bassotto” di Lino Toffolo, Disco Duck e i Santo California. Erano anni bui, in cui venti tremendi percorrevano l’Italia: Anni di Montanelli che invita a “turarsi il naso ma votare Dc”, di Berlinguer che apre alla Nato e lancia l’Eurocomunismo. Anni, soprattutto di attentati. Neri, cupi, velenosi. Anni in cui era facile “ritrovarsi soltanto a dei funerali”. Claudio Lolli ha preso questo clima, lo ha filtrato attraverso la sua sensibilità di artista e ci ha raccontato la cronaca di un anno su una piazza. Piazza Maggiore a Bologna. Ogni città ha il suo simbolo, qualcosa che la rende diversa dalle altre. Piazza Maggiore, per tutti quelli che almeno una volta ci sono passati, non é solo il centro di Bologna, il luogo fisico dove le strade finiscono. Piazza Maggiore é la grande piazza. Sotto quei portici circolano le idee, gli affari, le amicizie e gli amori, si fanno gli acquisti e si discute. Ma anche la piazza che davanti al sagrato del Duomo ha visto allineare le persone uccise sul treno Italicus nel '74, quelle della stazione nell'80 e del Rapido 904 nel l'84. 106 morti e 424 feriti in soli dieci anni. Di questo e di altro, della storia d’Italia ci canta Claudio.

Giorgio Maimone, da Bielle.

Politici in prima fila durante i funerali per le vittime dell’Italicus: da sinistra Giovanni Leone, Mariano Rumor, Benigno Zaccagnini e il sindaco di Bologna Renato Zangheri.
Politici in prima fila durante i funerali per le vittime dell’Italicus: da sinistra Giovanni Leone, Mariano Rumor, Benigno Zaccagnini e il sindaco di Bologna Renato Zangheri.


...È un dovere preciso prendere parte ai funerali che seguiranno a Bologna in Piazza Maggiore. Anche per ricordare la morte dell'anarchico Pinelli.
Terza stazione. Piazza bella piazza. Uno dei momenti più alti e drammatici di questo disco incredibile e coraggioso.
Una delle scene più indimenticabili di tutta una vita. Dieci bare in fila sul sagrato della chiesa. E davanti, fermi, immobili nei loro completi scuri, impenetrabili, il sindaco di Bologna, il presidente della repubblica Giovanni Leone, il segretario della DC Amintore Fanfani, tanti ufficiali, politicanti. Dietro di loro tutta una città riunita, raccolta, ostile. Dapprima ondeggiante di sdegno, poi rumorosa di fischi, grida, ululati. Che si trattiene a stento dal trascendere. Dal travolgere le istituzioni presenti.

Jonathan Gustini, da: Claudio Lolli, la terra la luna e l'abbondanza, edizioni Stampa Alternativa, p. 115.

Piazza bella piazza, ci passò una lepre pazza... è una filastrocca popolare toscana che la madre di Claudio Lolli, originaria di Grosseto, cantava sempre al figlio. Racconta Lolli: "Nello scrivere la canzone, inizialmente buttata giù di getto per strada, al ritorno dai funerali, mi sono ispirato alla filastrocca della lepre perché sembrava assurdo quello che era successo in piazza, una pazzia. Assurdo è che l'Italia abbia vissuto la strategia della tensione, le stragi di Stato, i servizi segreti deviati"
Piazza, bella piazza
ci passò una lepre pazza,
uno lo cucinò, uno se lo mangiò,
uno lo divorò, uno lo torturò,
uno lo scorticò, uno lo stritolò,
uno lo impiccò
e del mignolino ch'era il più piccino
più niente restò.

Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...

Ci passarono dieci morti
i tacchi, e i legni degli ufficiali,
teste calve, politicanti
un metro e mezzo senza le ali,
ci passai con la barba lunga
per coprire le mie vergogne,
ci passai con i pugni in tasca
senza sassi per le carogne.

Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...

Ci passò tutta una città
calda e tesa come un'anguilla,
si sentiva battere il cuore,
ci mancò solo una scintilla;
capivamo di essere tanti
capivamo di essere forti,
il problema era solamente
come farlo capire ai morti.

Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...

E fu il giorno dello stupore
e fu il giorno dell'impotenza,
si sentiva battere il cuore,
di Leone avrei fatto senza,
si sentiva qualcuno urlare
"solo fischi per quei maiali,
siamo stanchi di ritrovarci
solamente a dei funerali".

Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...

Ci passarono le bandiere
un torrente di confusioni
in cui sentivo che rinasceva
l'energia dei miei giorni buoni,
ed eravamo davvero tanti,
eravamo davvero forti,
una sola contraddizione:
quella fila, quei dieci morti.

30/6/2005 - 15:10


Lolli: "La mia canzone per le vittime dell'Italicus suonerà in memoria del 2 agosto"
di Ilaria Venturi da Repubblica - Bologna

Claudio LolliLOLLI, che effetto le fa la sua canzone in piazza Maggiore per il 2 Agosto?
"E' una grande emozione, come se fossi riuscito a dare un piccolo contributo alla memoria in questa città".

C'era stata piazza Fontana, arrivò l'Italicus, il 4 agosto 1974.
"Ero lì, il 9 agosto in piazza Maggiore, il giorno dei funerali: quelle dieci bare in fila, impossibile dimenticare. Avevo 25 anni".

E molta rabbia dentro?
"Tanta rabbia e anche un sentimento di impotenza, che però non doveva diventare sconfitta".

E lo è diventato?
"No, sconfitta no".

"Eravamo in tanti, davvero forti, una sola contraddizione: quella fila, quei dieci morti", chiude la sua canzone. Poi arrivarono quegli 85, di morti...
"Ai funerali dell'Italicus mi sembrava già un punto di non ritorno, insopportabile, insostenibile. Poi la strage alla stazione ha fatto correre ancora di più la lepre pazza. Io ero a casa, in via Indipendenza. Sentii lo scoppio, ricordo le parole di Vespa: una fuga di gas. Partii col mio gruppo nel pomeriggio per un concerto in Trentino, mi resi conto solo tempo dopo cosa davvero era successo".


Sarà presente alla commemorazione?
"Stasera al concerto. L'arrangiamento per grande orchestra sarà una sorpresa. Nello scrivere la canzone, inizialmente buttata giù di getto per strada, al ritorno dai funerali, mi sono ispirato alla filastrocca della lepre perché sembrava assurdo quello che era successo in piazza, una pazzia. Assurdo è che l'Italia abbia vissuto la strategia della tensione, le stragi di Stato, i servizi segreti deviati".

La pista palestinese per il 2 Agosto è stata archiviata.
"Finalmente, mai avuto un dubbio".

In piazza ci saranno anche i collettivi che manifesteranno per le vittime palestinesi voltando le spalle al sindaco davanti alla stazione.
"La protesta contro il genocidio di Gaza è legittima, io però non volterei le spalle a Merola".

I famigliari del 2 Agosto reclamano ancora verità.
"Qualcosa si è mosso: Bolognesi sta portando a casa la legge sul reato di depistaggio, sono stati desecretati gli atti sulle stragi. Però dopo 40 anni. E' possibile che il nostro Paese non possa capire ancora niente di come si sia cercato di deviarlo in modo autoritario? Ignobile".

Occorre insistere sul fare memoria, anche per i giovani a cui lei ha insegnato per tanti anni: concorda?
"I giovani non sanno nulla di quegli anni, è normale che sia così. Tocca a noi, perché chi non ha memoria non ha storia. E poi i giovani quando sanno e capiscono non rimangono indifferenti. Il problema è come organizzare la resistenza culturale oggi, si devono trovare forme diverse. Il mondo è cambiato, non possiamo fare i vecchi partigiani, avere rimpianti o nostalgie".

Un suggerimento?
"Affidarsi alla musica di giovani compositori è una buona idea. E poi occorre studiare, studiare... leggere, cantare".

Riscriverebbe "Piazza bella piazza"?
"Spero non ce ne sia più bisogno ".

4/8/2014 - 22:43


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