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Soldatenmelodie [Soldat, Soldat]

Wolf Biermann


Lingua: Tedesco


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[1969]
Testo e musica di Wolf Biermann
Text und Musik von Wolf Biermann
Da/aus: Chausseestraße 131
copertina

Interpretata anche da Nina Hagen (figlia di Eva-Maria Hagen e quindi figliastra di Wolf Biermann)

Wolf Biermann nell'appartamento di Chausseestrasse 131, Berlino Est. Ca. 1970.
Wolf Biermann nell'appartamento di Chausseestrasse 131, Berlino Est. Ca. 1970.


Wolf Biermann registra sul Grundig le canzoni di Chausseesttrasse 131.
Wolf Biermann registra sul Grundig le canzoni di Chausseesttrasse 131.
Chausseestrasse 131, Ostberlin

Comunemente si pensa che sia stato Francesco Guccini il primo a intitolare un intero album di canzoni con il suo indirizzo di casa. Via Paolo Fabbri 43. Chi non lo conosce almeno di nome, questo indirizzo? No, non è stato il primo. È stato almeno il secondo, e non a caso. E anche leggermente a sproposito, visto che in Via Paolo Fabbri 43 Guccini non ce lo ha mai confinato nessuno ed è stato sempre libero di andare e venire a suo piacimento, magari per giocare a fare il montanaro pavanese. A chi non lo conoscesse, presento invece il primo in assoluto che ha intitolato un album di canzoni con l'indirizzo di casa.

Si chiama Wolf Biermann, cantautore e poeta comunista tedesco con l'eterna vocazione a rompere i coglioni, sempre e comunque. Amburghese di nascita, nato nel 1936 in pieno III Reich, a sua volta di famiglia antinazista e comunista (celebre la sua canzone-ritratto sulla nonna, "Oma Meume"). Nei primi anni '60, ritenendo che la Germania Occidentale tutto abbia fatto fuorché i conti col suo passato nazista, è uno dei pochi che passa il Muro in senso inverso e si stabilisce in Germania Est. Rompere i coglioni è una vocazione: ben presto, sempre e rigorosamente da comunista, comincia a romperli abbondantemente anche alle autorità della DDR. A modo suo. Con canzoni e poesie nelle quali denuncia che in quel paese "socialista", di autenticamente socialista c'è soltanto il nome e la facciata.

Le autorità "comuniste" tedesche orientali vanno in crisi. Non sono certo abituate ad essere criticate, e pesantemente, da sinistra. Accusate senza mezzi termini di tradimento. Gli arrivano "avvertimenti", data anche la sua enorme notorietà in entrambe le Germanie. Finché di lui non si occupa addirittura l' 11° Plenum del Comitato Centrale della SED, il partito comunista ufficiale della DDR. Il Plenum stabilisce nei confronti di Biermann il divieto totale di esibirsi in pubblico, di pubblicare album e di lasciare il territorio della Germania Est. Poco dopo gli arrivano anche gli arresti domiciliari: deve restarsene chiuso in casa. Nel suo appartamento di Chausseestrasse 131. È il 1969.

È lì che Biermann compone il suo primo album di canzoni, inteso come album organico e non come raccolta di singoli pezzi. Lo compone e, essendo prigioniero, se lo registra da solo. In casa. Alcuni amici gli fanno arrivare dalla Germania Ovest, di contrabbando, un registratore a nastro Grundig e un microfono Sennheiser. Apparecchiature di fortuna, ma ottime; talmente ottime che, mentre registra le canzoni, il microfono cattura i rumori della strada e persino del tram che passa. Biermann riesce poi a inviare le tracce registrate di nuovo a Berlino Ovest: all'album dà il titolo più logico. L'indirizzo di casa e della sua prigione. Chausseestrasse 131, appunto.

Appena uscito, l'album viene salutato come un capolavoro. E lo è. Riceve immediatamente il Premio Fontane, un prestigioso premio musicale istituito a Berlino nel 1948. Bisognerà aspettare il 1976 prima che Biermann possa di nuovo esibirsi in pubblico e cantare le sue canzoni, anche quelle di "Chausseestrasse 131"; curiosamente, ciò avviene in una chiesa protestante berlinese.

Guccini deve aver conosciuto almeno la storia di Biermann e di questo album. Certamente è stato abile; e certamente "Via Paolo Fabbri 43" è il suo capolavoro; questo almeno lo ha in comune con Biermann. Ma non era una prigione. Tanto meglio per Guccini, che del resto, per sua stessa ammissione "non è mai stato comunista", neppure quando terminava i concerti con tanto di pugno chiuso. [RV]
Soldat Soldat in grauer Norm
Soldat Soldat in Uniform
Soldat Soldat, ihr seid so viel
Soldat Soldat, das ist kein Spiel
Soldat Soldat, ich finde nicht
Soldat Soldat, dein Angesicht
Soldaten sehn sich alle gleich
Lebendig und als Leich

Soldat Soldat, wo geht das hin
Soldat Soldat, wo ist der Sinn
Soldat Soldat, im nächsten Krieg
Soldat Soldat, gibt es kein Sieg
Soldat, Soldat, die Welt ist jung
Soldat Soldat, so jung wie du
Die Welt hat einen tiefen Sprung
Soldat, am Rand stehst du

Soldat Soldat in grauer Norm
Soldat Soldat in Uniform
Soldat Soldat, ihr seid so viel
Soldat Soldat, das ist kein Spiel
Soldat Soldat, ich finde nicht
Soldat Soldat, dein Angesicht
Soldaten sehn sich alle gleich
Lebendig und als Leich

inviata da Riccardo Venturi - 5/5/2005 - 10:26




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
5 maggio 2005
SOLDATO, SOLDATO

Soldato, soldato in grigia norma
Soldato, soldato in uniforme
Soldato, soldato, siete così tanti
Soldato, soldato, e non è un gioco
Soldato, soldato, non trovo più
Soldato, soldato, il tuo volto
I soldati sembrano tutti uguali
Da vivi e da cadaveri

Soldato, soldato, e dove andrai
Soldato, soldato, che senso ha
Soldato, soldato, nella prossima guerra
Soldato, soldato, non ci sarà vittoria
Soldato, soldato, il mondo è giovane
Soldato, soldato, giovane come te
Il mondo ha un baratro profondo
Soldato, e sull'orlo ci sei tu

Soldato, soldato in grigia norma
Soldato, soldato in uniforme
Soldato, soldato, siete così tanti
Soldato, soldato, e non è un gioco
Soldato, soldato, non trovo più
Soldato, soldato, il tuo volto
I soldati sembrano tutti uguali
Da vivi e da cadaveri.

5/5/2005 - 10:37




Lingua: Inglese

Versione inglese trovata su Broadside Magazine n.73 dell'agosto 1966
SOLDIER, SOLDIER

Soldier, soldier in grey standard
Soldier, soldier in uniform
Soldier, soldier you are too much
Soldier, soldier this is no game
Soldier, soldier I do not find
Soldier, soldier your countenance (face)
Soldier, soldier you look all the same
Soldier, soldier living and as a corpse

Soldier, soldier where does this go
Soldier, soldier where is the sense
Soldier, soldier in the next war
Soldier, soldier there will be no victory
Soldier, soldier the world is young
Soldier, soldier as young as you

The world has a deep shame
Soldier you stand on the rim.

inviata da Alessandro - 1/6/2009 - 10:54




Lingua: Esperanto

Versione in esperanto di Franko Luin
da questa pagina
SOLDAT' SOLDAT'

Soldat' soldat' laŭ griza norm',
soldat' soldat' en uniform',
soldat' soldat' en longa vic',
soldato en militofic',
soldat' soldat' la homa ton'
soldat' forfadas en kolon',
soldaton sekvas griza sort'
en vivo kaj en mort'.

Soldat' soldato, kien nun?
Soldat', por kio taŭgas jun?
Soldat' soldat' en la milit'
soldato, venko restas mit'.
Soldat', la viv' atendas vin,
la juna vivo, la destin'.
La mond' fendiĝis jam en du,
vi ŝvebas je la tru'.

Soldat' soldat' laŭ griza norm',
soldat' soldat' en uniform',
soldat' soldat' en longa vic',
soldato en militofic',
soldat' soldat' la homa ton'
soldat' forfadas en kolon',
soldaton sekvas griza sort'
en vivo kaj en mort'.

inviata da Riccardo Venturi - 5/5/2005 - 10:39




Lingua: Finlandese

Versione finlandese di Leena Kirstinä
Finnish translation by Leena Kirstinä
Suomennos Leena Kirstinä


Contributed by Juha Rämö
Sotilas, sotilas harmaassa vakiomallissa
Sotilas, sotilas uniformussa
Sotilas, teitä on liian paljon
Sotilas, tämä ei ole leikkiä
Sotilas, sotilas, en löydä kasvojasi
Sotilaat näyttävät kaikki samanlaisilta
Elävinä ja kuolleina

Sotilas, sotilas, mihin ollaan menossa
Sotilas, sotilas, missä on järki
Sotilas, seuraavassa sodassa
Sotilas, ei ole voittajaa
Sotilas, maailma on nuori
Yhtä nuori kuin sinäkin

Sotilas, sotilas harmaassa vakiomallissa
Sotilas, sotilas uniformussa
Sotilas, teitä on liian paljon
Sotilas, tämä ei ole leikkiä
Sotilas, sotilas, en löydä kasvojasi
Sotilaat näyttävät kaikki samanlaisilta
Elävinä ja kuolleina

inviata da Juha Rämö - 5/3/2015 - 12:19


Come si cambia (e male)
di Riccardo Venturi

La notizia è questa: Wolf Biermann non la canta più, questa canzone. Anzi, si rifiuta di cantarla. Me lo ha raccontato Alessio Lega in una mail. Ma non solo questo. L'autore di Soldat, Soldat e della (stupenda) versione tedesca de "Le Déserteur" si è convertito sulla via di Damasco, anzi, pardon, di Tel Aviv. Sembra che sia una specie di germe che ultimamente ha colpito diversi "intellettuali di sinistra" o roba del genere (si veda ad esempio Adriano Sofri, ma non soltanto lui) al momento delle guerre jugoslave, quelle in cui si sono messi ad approvare l'intervento NATO perché "nessuno faceva nulla" (ogni riferimento a sua santità Giovanni Lindo I è intenzionale) e senza mininamente farsi sfiorare dal dubbio che gli stessi che "stavano facendo qualcosa" a forza di bombardamenti erano in realtà, analizzando bene gli eventi, gli stessi che sui focolai di quelle guerre avevano ben soffiato. E così, va da sé, hanno sostenuto a spada tratta anche l'intervento "esportatore di democrazia" in Iraq; lo stesso Biermann ci ha scritto anche una lunga poesia, An meinem Sohn, che per un abbaglio (dovuto probabilmente alle difficoltà linguistiche del testo), per un certo periodo ha fatto anche parte delle CCG (e dalle quali è stata prontamente cassata ad una lettura più approfondita). Ma il Biermann convertito sembra non si sia fermato qui: invitato a ritirare un premio di poesia in Italia, si è dichiarato fan sfegatato di Israele, "unico stato democratico nel medio Oriente" e pititì e patatà, di Bush e, non contento, ha ripetuto la sua approvazione all'intervento militare in Iraq. Quando Alessio gli ha gentilmente chiesto un'intervista, perché comunque di Wolf Biermann sempre si tratta, in un primo momento gliela ha concessa; ma ha poi categoricamente ritirato il permesso quando ha saputo che Alessio scrive per una rivista anarchica. Insomma, come dire, una volta tanto anch'io invoco l'intervento di Dio affinché ci salvi dagli ex comunisti (certo che, prima o poi, verremo a sapere che anche Biermann "non è mai stato comunista"). E ancora una volta ribadiamo che, fortunatamente, restano le canzoni. Le quali, ancor più fortunatamente, diventano col tempo qualcosa di completamente autonomo da chi le ha scritte, con una storia tutta loro. Questo vale per Masters Of War nonostante il suo autore, altro noto specialista in conversioni, abbia dichiarato che "non si tratta di una canzone antimilitarista" (sì, ok, allora io sono Pio Nono) e per tante altre canzoni. Per il resto non siamo nessuno per mandare a dire qualcosa a Wolf Biermann, a parte l'auguro che suo figlio al quale ha indirizzato l'accorata poesia di cui sopra gli faccia una salutare pernacchia sul viso.

Riccardo Venturi - 1/8/2007 - 18:49


D'accordo su tutto, però per amor del vero bisogna dire che Nessuno fece nulla non è stato scritto da Giovanni Lindo Ferretti (che probabilmente non ne sarebbe capace) ma da uno scrittore e poeta bosniaco, Nedžad Maksumić.
Il quale, penso, non si volesse riferire a un "mancato provvidenziale intervento della NATO", piuttosto alla incapacità della gente, che aveva vissuto assieme in pace per decenni, di ribellarsi ad una feroce propaganda razzista che preparava il terreno a una terribile guerra fratricida. Per questo i vecchi dicevano "ci sarà la guerra", quasi fosse una calamità naturale impossibile da fermare. Contro questa propaganda, contro questa profezia, effettivamente nessuno fece nulla.

Lorenzo Masetti - 2/8/2007 - 10:00


Il problema a mio parere non è tanto la poesia del poeta bosniaco, sulla quale posso essere sicuramente d'accordo con te. Il problema risiede ancora una volta nell'uso di questa poesia per "fabbricare" una canzone che si è poi rivelata del tutto strumentale a certe presucce di posizione del Ferrettatzinger. Prese di posizione che, al pari di quelle di Biermann e di altri, rivelano una cosa che mi fa forse più paura di altre parlando di persone che si vogliono "intellettuali" (in questo caso penso ovviamente più a Biermann che a quel povero cannato di Ferretti): la loro colossale ignoranza storica, la loro incapacità totale di un'analisi veramente seria e approfondita degli eventi. Da questo punto di vista, nonostante la sua origine, "Nessuno fece nulla" è una canzone di Ferretti, così come a nessuno verrebbe a mente di dire, che so io, che "Vite perdite" è una canzone di Tacito. Ad ogni modo, va da sé, sono tutti discorsi che lasciano il tempo che trovano; credo che questo sito, però, sia chiamato anche a rendere conto di ciò che propugnano attualmente gli autori di alcune canzoni che vi compaiono; le canzoni non possono che restare, come sarebbe possibile eliminare "Soldat, Soldat"? Improponibile, e anche del tutto ingiusto. E lo stesso vale per "Nessuno fece nulla". Purtroppo, devo dire che se Giovanni Lindo Ferretti mi è stato personalmente sempre terribilmente sulle scatole e non mi ha mai convinto nemmeno un po' né come persona né come autore di canzoni, lo stesso non vale per Wolf Biermann. È una cosa che sinceramente mi dispiace, e che trovo sbagliata. Ma del resto sono affari suoi, e ne renderà conto alla sua coscienza (se ne ha una).

Riccardo Venturi - 3/8/2007 - 12:09


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