(op. 27, 1931)
(op. 27, 1931)
(op. 27, 1931)
(op. 27, 1931)
La canzone chiude il film
“Kuhle Wampe (oder Wem gehört die Welt)” (“Pancia vuota, ovvero, A chi appartiene il mondo”, potrebbe tradursi) girato nel 1932 dal regista di origine bulgara Slatan Dudow su sceneggiatura di Brecht ed Ernst Ottwald e con la colonna sonora composta da Eisler. “Kuhle Wampe “ è stato uno dei primi film sonori tedeschi.
Berlino, primi anni 30, gli ultimi della Repubblica di Weimar prima dell’avvento di Hitler al potere. Il film si apre con il suicidio di un giovane, disperato per la protratta disoccupazione. La sorella Anni (interpretata da Hertha Thiele) e i genitori di lì a poco vengono sfrattati e sono costretti ad andare ad abitare in un misero quartiere di periferia chiamato “Pancia Vuota” dai suoi stessi abitanti, tutta gente spinta lì dalla disoccupazione e dalla miseria. Anni è l’unica a conservare un lavoro ma viene messa incinta dal suo ragazzo Fritz (interpretato da
Ernst Busch), il quale sulle prime non pare affatto entusiasta della cosa. Anni lascia Fritz e trova ospitalità in casa di un’amica, Gerda (interpretata da Martha Wolter). Più tardi rincontra Fritz, che intanto ha perso il lavoro, e decidono di far fronte insieme alle difficoltà.
Nella scena finale, mentre si avviano al treno per tornare a casa, Anni e Fritz sono accompagnati da tanti come loro, operai, disoccupati, gente delle classi medio-basse immiserite dalla crisi… Un uomo commenta che non saranno certo quelli che stanno bene, i ricchi, a cambiare quella situazione, e un altro si chiede allora chi mai potrà cambiare quello stato di cose. Gerda, che ha ascoltato il dialogo, risponde loro
“Quelli a cui non sta bene!”.
Il finale sfuma mentre tutti intonano il
Solidaritätslied.
Una trama che assomiglia molto a quella di
“Kleiner Mann, was nun?” (“E adesso, pover’uomo?”), il bellissimo romanzo di
Hans Fallada sulla crisi di Weimar pubblicato proprio nel 1932…
Il film fu bandito come sovversivo (e lo era!) e poi circolò brevemente in una versione stracensurata. E’ stato recuperato e restaurato dal British Film Institute solo alla fine degli anni 90.
Il regista Slatan Dudow (1903-1963), membro del Partito comunista tedesco, fu espulso dalla Germania all’inizio del 1933 e, non potendo tornare in Bulgaria dove già c’era un regime autoritario che più tardi si sarebbe pure alleato col Terzo Reich, visse a Parigi e poi in Svizzera. Nel dopoguerra, tornato a Berlino Est, fu direttore degli studi cinematografici “Deutsche Film-Aktiengesellschaft” (DEFA).
L’attrice protagonista Hertha Thiele (1908-1984) – divenuta famosa nel 1931 per aver interpretato
“Mädchen in Uniform”, un vero cult del cinema gay lesbico - fu quella che a Goebbels in persona, che la voleva per la propaganda nazista, rispose:
“Non mi lascio trasportare dal vento ogni volta che cambia direzione” … Nel 1937 lasciò la Germania per la Svizzera. Ritornò al cinema solo negli anni 60 e 70 a Berlino Est.
Il comunista Ernst Busch (1900-1980) fuggì nel 1933 inseguito dalla Gestapo, combattè in Spagna nelle brigate internazionali contro i nazifascisti, finì in Belgio, fu acciuffato dagli occupanti e spedito in campo di concentramento. Liberato dai sovietici nel 1945 e tornato a Berlino Est, è stato fino alla morte una delle figure di riferimento nella vita culturale nella DDR.
Bertolt Brecht (1898-1956) fuggì da Berlino con la famiglia il giorno stesso del rogo del Reichstag. Nel suo esilio girò per tutta l’Europa non occupata per poi stabilirsi in California. Perseguitato anche negli USA durante la “caccia alle streghe” anticomunista, nel 1948 fuggì (ritornò fuggendo) in Germania, e a Berlino Est fondò la compagnia teatrale “Berliner Ensemble”.

Copertina di
“Ruhe und Ordnung”, un racconto su come si diventa nazisti scritto da Ernst Ottwalt già nel 1929.
Ernst Ottwalt (1901-1943), pseudonimo dello scrittore e sceneggiatore tedesco Ernst Gottwalt Nicolas, anche lui era comunista e nel 1934 fuggì in Unione Sovietica. Lì, nove anni più tardi, fu vittima delle purghe staliniane, finendo i suoi giorni in un gulag siberiano.

L’irriducibile Hanns Eisler mostra il pugno durante un’audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sulle attività antiamericane, 1947.
Le orme del compositore austriaco Hanns Eisler (1898-1962) ricalcano quelle dell’amico e collaboratore Brecht, e come lui scappò dalla Germania all’avvento di Hitler, visse negli USA da cui nel dopoguerra fu cacciato perché comunista. Tornato a Berlino Est, continuò a scrivere musica e ad insegnare al conservatorio, ma entrò presto in rotta di collisione con le autorità filosovietiche.
Ho voluto sintetizzare qui informazioni forse note ai più, e già contenute in parte in queste pagine, solo per mostrare quanto tremendo sia stato l’impatto dei totalitarismi su un semplice piccolo campione di persone, quelle coinvolte nel film “Kuhle Wampe” del 1932. Immaginate di estendere questo campione all’intera Europa in quegli anni…
(Dead End [Bernart Barleby], 23/1/2013)
Testo di Bertolt Brecht
Musica di Hanns Eisler (op. 27, 1931)
Prima interpretazione di Ernst Busch
Dalla colonna sonora originale del film:
Kuhle Wampe, oder: Wem gehört die Welt [1932]
Regia di Slatan Dudow
Text: Bertolt Brecht
Musik: Hanns Eisler (op. 27, 1931)
Erstaufführung: Ernst Busch
Aus der Tonspur des Films:
Kuhle Wampe, oder: Wem gehört die Welt [1932]
Regie: Slatan Dudow
A poem by Bertolt Brecht
Music by Hanns Eisler (op. 27, 1931)
First performed by Ernst Busch
From the original soundtrack of the motion picture:
Whither Germany? (Kuhle Wampe, oder: Wem gehört die Welt)
directed by Slatan Dudow
Poème de Bertolt Brecht
Musique: Hanns Eisler (op. 27, 1931)
Interprétation originale: Ernst Busch
De la bande sonore originale du film:
Ventres Glacés (Kuhle Wampe, oder: Wem gehört die Welt) [1932]
Dirigé par Slátan Dudow
Bertolt Brechtin runo
Sävel: Hanns Eisler
Ensimmäinnen tallennus: Ernst Busch
Elokuvan Kuhle Wampe, oder: Wem gehört die Welt
alkuperäisestä ääniraidasta [1932]
Johtaja: Slatan Dudow
gesungen von Ernst Busch
Berlino, primi anni 30, gli ultimi della Repubblica di Weimar prima dell’avvento di Hitler al potere. Il film si apre con il suicidio di un giovane, disperato per la protratta disoccupazione. La sorella Anni (interpretata da Hertha Thiele) e i genitori di lì a poco vengono sfrattati e sono costretti ad andare ad abitare in un misero quartiere di periferia chiamato “Pancia Vuota” dai suoi stessi abitanti, tutta gente spinta lì dalla disoccupazione e dalla miseria. Anni è l’unica a conservare un lavoro ma viene messa incinta dal suo ragazzo Fritz (interpretato da Ernst Busch), il quale sulle prime non pare affatto entusiasta della cosa. Anni lascia Fritz e trova ospitalità in casa di un’amica, Gerda (interpretata da Martha Wolter). Più tardi rincontra Fritz, che intanto ha perso il lavoro, e decidono di far fronte insieme alle difficoltà.
Nella scena finale, mentre si avviano al treno per tornare a casa, Anni e Fritz sono accompagnati da tanti come loro, operai, disoccupati, gente delle classi medio-basse immiserite dalla crisi… Un uomo commenta che non saranno certo quelli che stanno bene, i ricchi, a cambiare quella situazione, e un altro si chiede allora chi mai potrà cambiare quello stato di cose. Gerda, che ha ascoltato il dialogo, risponde loro “Quelli a cui non sta bene!”.
Il finale sfuma mentre tutti intonano il Solidaritätslied.
Una trama che assomiglia molto a quella di “Kleiner Mann, was nun?” (“E adesso, pover’uomo?”), il bellissimo romanzo di Hans Fallada sulla crisi di Weimar pubblicato proprio nel 1932…
Il film fu bandito come sovversivo (e lo era!) e poi circolò brevemente in una versione stracensurata. E’ stato recuperato e restaurato dal British Film Institute solo alla fine degli anni 90.
Il regista Slatan Dudow (1903-1963), membro del Partito comunista tedesco, fu espulso dalla Germania all’inizio del 1933 e, non potendo tornare in Bulgaria dove già c’era un regime autoritario che più tardi si sarebbe pure alleato col Terzo Reich, visse a Parigi e poi in Svizzera. Nel dopoguerra, tornato a Berlino Est, fu direttore degli studi cinematografici “Deutsche Film-Aktiengesellschaft” (DEFA).
L’attrice protagonista Hertha Thiele (1908-1984) – divenuta famosa nel 1931 per aver interpretato “Mädchen in Uniform”, un vero cult del cinema gay lesbico - fu quella che a Goebbels in persona, che la voleva per la propaganda nazista, rispose: “Non mi lascio trasportare dal vento ogni volta che cambia direzione” … Nel 1937 lasciò la Germania per la Svizzera. Ritornò al cinema solo negli anni 60 e 70 a Berlino Est.
Il comunista Ernst Busch (1900-1980) fuggì nel 1933 inseguito dalla Gestapo, combattè in Spagna nelle brigate internazionali contro i nazifascisti, finì in Belgio, fu acciuffato dagli occupanti e spedito in campo di concentramento. Liberato dai sovietici nel 1945 e tornato a Berlino Est, è stato fino alla morte una delle figure di riferimento nella vita culturale nella DDR.
Bertolt Brecht (1898-1956) fuggì da Berlino con la famiglia il giorno stesso del rogo del Reichstag. Nel suo esilio girò per tutta l’Europa non occupata per poi stabilirsi in California. Perseguitato anche negli USA durante la “caccia alle streghe” anticomunista, nel 1948 fuggì (ritornò fuggendo) in Germania, e a Berlino Est fondò la compagnia teatrale “Berliner Ensemble”.
Ernst Ottwalt (1901-1943), pseudonimo dello scrittore e sceneggiatore tedesco Ernst Gottwalt Nicolas, anche lui era comunista e nel 1934 fuggì in Unione Sovietica. Lì, nove anni più tardi, fu vittima delle purghe staliniane, finendo i suoi giorni in un gulag siberiano.
Le orme del compositore austriaco Hanns Eisler (1898-1962) ricalcano quelle dell’amico e collaboratore Brecht, e come lui scappò dalla Germania all’avvento di Hitler, visse negli USA da cui nel dopoguerra fu cacciato perché comunista. Tornato a Berlino Est, continuò a scrivere musica e ad insegnare al conservatorio, ma entrò presto in rotta di collisione con le autorità filosovietiche.
Ho voluto sintetizzare qui informazioni forse note ai più, e già contenute in parte in queste pagine, solo per mostrare quanto tremendo sia stato l’impatto dei totalitarismi su un semplice piccolo campione di persone, quelle coinvolte nel film “Kuhle Wampe” del 1932. Immaginate di estendere questo campione all’intera Europa in quegli anni…
(Dead End [Bernart Barleby], 23/1/2013)
HK Gruber (voice)
Dietrich Knothe (conductor)
Orchestra/Ensemble: Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, Rundfunk-Chor Berlin
1a. General version "After WW2" (1947)