Inti-Illimani

Chansons contre la Guerre de Inti-Illimani
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Inti-Illimani"Che facciamo stasera? Io vado a vedere gli Inti-Illimani a Massenzio". Così Nanni Moretti in "Ecce Bombo" dava da par suo il senso di quello che la band andina rappresentava negli anni Settanta, quando l'impegno sociale era forte, al punto da diventare una moda, e il Cile era il simbolo dell'oppressione fascista in Sudamerica. Oggi gli Inti-Illimani stanno vivendo una seconda giovinezza. Sono tornati con un nuovo album antologico, che ne ripercorre quasi trent'anni di carriera, e con un tour che ha attraversato cn successo l'Europa, compresa l'Italia, il paese che per il complesso cileno è diventato la seconda patria. "Abbiamo vissuto quindici anni in Italia - racconta Horacio Salinas, chitarrista e direttore musicale del gruppo, davanti a una tazzina di caffè -. Siamo cresciuti musicalmente in questo paese, e abbiamo arricchito il nostro repertorio grazie anche alle collaborazioni con Lucio Dalla e Francesco De Gregori, ma soprattutto con Roberto De Simone, che considero personalmente uno dei più grandi musicisti italiani".

Gli Inti-Illimani, che da tempo sono tornati a vivere in quel Cile da cui fuggirono nel 1973 come esuli politici in seguito al golpe di Pinochet, hanno raccolto negli ultimi lavori le sonorità delle nuove avanguardie musicali latino-americane, rinnovando il loro tipico sound. "Abbiamo recuperato l'eco del nostro continente - racconta Salinas - soprattutto attraverso un lungo lavoro di ricerca sulla musica popolare, sulla canzone d'autore e sui nuovi ritmi. Un panorama che va dal Pacifico al Messico, dall'Africa al Cile. Il nostro repertorio, insomma, si è notevlmente allargato". E a dare nuova linfa alla musica della formazione andina ha contribuito anche la collaborazione con diverse orchestre internazionali, oltre che la partecipazione a importanti meeting musicali, come i concerti per Amnesty International e quelli a fianco di Miriam Makeba e di Mercedes Sosa.
Ma gli Inti-Illimani non hanno smesso di fare politica attraverso le loro canzoni: "Viviamo dentro la storia politica del nostro Paese. La recente vicenda legata all'arresto di Pinochet, al suo ritorno in Cile, alla possibilità di un processo ha dato la possibilità al popolo cileno di fare i conti con il suo passato. Sul serio. Toccherà a noi adesso, di fronte al mondo, giudicare Pinochet".

La nuova "Antologia" offre adesso l'occasione per rivivere la storia appassionata di questa formazione e di ascoltare anche quattro brani tratti dal loro ultimo album, "Amar de nuevo", che segna il definitivo approdo verso sonorità più morbide e suadenti. Tra i brani, primeggia il sigolo "La fiesta eres tu", trascinante "cumbia" condita dai versi del poeta e cantautore cileno Patricio Manns. Un inno alla vita che rappresenta in pieno il nuovo corso del gruppo sudamericano.

Certo, tra le note degli Inti-Illimani, a tratti si avverte una certa ripetitività. E possono così tornare alla mente le parole ironiche e taglienti del loro amico Lucio Dalla: "La musica andina, che noia mortale/ sono più di tre anni che si ripete sempre uguale" ("Il cucciolo Alfredo"). Ma la band cilena è fiera delle sue radici. Non le rinnega. Piuttosto, tenta di arricchirle di nuova linfa. E' questa la scommessa del suo Duemila. E per il momento il pubblico sembra aver dato ragione a Horacio e compagni, vista la calorosa accoglienza dei loro concerti europei e americani.

Il nome del gruppo significa, in lingua aymara, sole dell'Illimani (una cima della catena delle Ande).